Dove termina il Mondo

Dove termina il mondo, il cielo e la terra convivono in un orgasmo di colori.
Dove termina il mio mondo, i venti sono talmente forti ed impetuosi da riuscire a ripulire persino l’anima più indecente.
Dove termina il mondo le onde sbattono talmente forte contro gli scogli da volare in alto, fino al limite del cielo, tanto da sentirsi, per un attimo soltanto, pioggia fresca d’estate.
Dove termina il mio mondo il Sole e la Luna sono fratelli lontani che non possono condividere lo stesso cielo e si parlano, tristemente, a colpi di luce.
Dove termina il mondo le colline sono alte e possenti, acuminate come punte di lancia, tozze e massicce come neri monoliti provenienti da mondi lontani.
Dove termina il mio mondo le Montagne sono i corpi dei Troll che si sono dati battaglia finché l’ultimo raggio di sole non li ha colpiti, regalandogli imperitura gloria.
Dove termina il mondo la neve ed il ghiaccio sono Padre e Madre severi ma gentili, opprimenti ma benevoli, composti ma selvaggi.
Dove termina il mio mondo, gli Dei forgiano notti d’inverno di un verde brillante; ponti sfavillanti ma eterei tra i Mondi che collidono.
Dove termina il mondo la solitudine può essere più rumorosa ed affollata di una  festa mondana o di una balera di periferia.

Dove termina il mio mondo ho dimenticato il mio cuore, tra un cumulo di pietre ed una piuma di corvo.

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Pålen – Melfjordbotn – Senja ©danielepeluso.com

Confessioni pericolose | Amare vuol dire tornare

Ogni essere umano appartiene a più Patrie. C’è la Patria in cui nasci, in cui vivi, in cui cresci. È la Patria che ti insegnano ad amare fin da piccolo, che rispetti, per cui saresti pronto a dare tutto te stesso. Per molte persone però esiste un’altra Patria che, nella stragrande maggioranza dei casi, non ha nulla a che spartire con quella di provenienza. Può essere una terra reale o fittizia, questo poco importa. La tua Patria ideale è una terra che hai imparato ad amare per svariate ragioni inutili da ricercare o da spiegare.

La seconda Patria, all’inizio, è una terra che conosci oggettivamente poco, a cui ti sei avvicinato magari solo per sentito dire e di cui pensi di sapere abbastanza solo perché, credi, che tutti quelli che ti circondano ne sanno ancora meno di te.

Ma molto spesso così non è.

Ci vogliono anni e molto impegno per capirla davvero, questa nuova terra ricca di fascino e di misteri, o almeno per iniziare a capirla, per farla ogni giorno un po’ più tua, intimamente tua, coerentemente tua. Rischi fin da subito di commettere errori macroscopici di valutazione, perché idealizzando troppo ti discosti quasi sempre dalla realtà; molto spesso infatti, ciò che vede il cuore è nascosto agli occhi.
La mia seconda Patria è una terra magica, che mi affascina da sempre e che da sempre esercita su di me una forza attrattiva a cui è difficile resistere. Mi chiama, mi ammalia con i suoi dolci canti che profumano di muschio, di onde del mare e di cannella, di pesce fresco e di resina.
Anch’io feci parte di quella numerosissima schiera di persone che, nutrite da un amore quasi cieco (e pure sordo), vedevano nel paese dei sogni irrazionali il posto perfetto, dove tutto era giusto, ordinato, pulito, dove i treni arrivavano sempre in orario e le persone erano tutte cordiali e gentili (e dove le marmotte confezionavano nottetempo la cioccolata). Pensavo di sapere, ma in realtà non sapevo nulla.
Credevo di amare la mia nuova Patria d’elezione avendone solo letto, avendo visto filmati più o meno rappresentativi e avendo letto qualche sparuta testimonianza di viaggio.

Balle. Tutte balle.

L’effetto che fa rendersi conto che la realtà è stata ampiamente superata dalla fantasia è la stessa di quando, da bambino, realizzi che i regali di Natale sotto l’albero li metteva tuo padre e tua madre, e non un pacioso vecchietto panciuto dalla lunga barba bianca. Resti spiazzato per un po’, cerchi di capire, annaspi soffocato dal subbuglio interno che la realtà delle cose ti ha sbattuto in faccia senza troppe moine. Incassi il colpo, traballando per qualche istante in cui cerchi di risvegliati dal torpore. Inizi a guardare con gli occhi della ragione, zittisci il cuore.

Solo dopo qualche visita, più o meno lunga, ho infatti iniziato a capire qualcosa di questo paese; solo dopo aver vissuto le esperienze in prima persona, non solo per sentito dire, nel bene e nel male, ho iniziato a comprendere per davvero. Ed è proprio in quell’istante che il mio amore è mutato, diventando più adulto e responsabile, meno idealizzato e più concreto. Dopo esserci stato ed aver visto mi sono liberato di tutti quei pregiudizi costruiti su leggende e favole, ed ho iniziato a vedere e a smontare tutti quei meravigliosi castelli di carte che avevo costruito nella confort zone della mia anima. Solo così si può continuare ad amare visceralmente un posto, conoscendone pregi e difetti, potenzialità e contraddizioni. Solo così, a mio modo di vedere, si può amare veramente. E dopo anni posso dire tranquillamente di aver iniziato a vedere. Ed ad amare per davvero.

Ed amare, non so chi l’abbia detto prima di me, vuol dire tornare. Ed in un modo o nell’altro, tornerò.

Truzzi, jeg elsker deg.

PD

Černobyl’ – 30 anni dopo | GRAZIE A TUTTI

Ho dovuto lasciar passare un po’ di tempo per riflettere, per smaltire la stanchezza e l’adrenalina accumulata in mesi di febbrili preparativi.
“Černobyl’ – 30 anni dopo” è stato un progetto che, durante l’asta finale, assieme ad un amico, ho voluto ribattezzare come “tornado d’anima”.
Il mio progetto fotografico, quello che all’inizio era una mia creatura piccola e storta, dalle gambe d’argilla e le spalle cadenti, è diventata con il passare dei mesi un monolite di marmo dagli arti solidi ed inscalfibili. E questo grazie al lavoro e alla dedizione di chi ha messo il suo personalissimo mattone nel mio piccolo insieme, spesso in silenzio, senza chiedere nulla in cambio. È per questo che ritengo il progetto che sta lentamente avviandosi verso la fine, un successo su tutti i fronti.
Ed è quindi giunta l’ora di dire GRAZIE.

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Grazie in Primis a Ingrid, Sandra, Sally, Titty e Fulvia che decisero di regalarmi il viaggio aereo fino a Kiev, in modo da poter realizzare questo progetto e in particolare grazie alla mia famiglia che sopporta di buon grado i miei viaggi, i miei progetti, le mie uscite fotografiche in giro per il mondo. Grazie a Marzia Postogna di Marziart illustration che ha saputo incanalare le mie idee confuse e sbilenche, dandomi una copertina meravigliosa e Diego di Bora.la che ha saputo dare vita ed ordine alle immagini e ai testi del volume/catalogo.
Grazie all’Amico Alessandro Sala per aver accettato con entusiasmo di curare la prefazione del libro. È stato davvero un onore averti al mio fianco, parte integrante di questo progetto.
Grazie a Michela Scagnetti per la pazienza pressoché infinita nell’essere la curatrice della mostra ma anche dispensatrice di buoni consigli e di solide idee, anche quando le cose erano diventate fumose e difficili. Grazie a Emanuela Incarbone di NONiO – non solo fotografia per avermi messo a disposizione spazi, cornici, sicurezze e cuore e grazie all’Antico caffè San Marco per la cordiale disponibilità.
Grazie alle meravigliose ragazze di Officina Istantanea nelle persone di Alessandra Scagnetti, Chiara Candotti e la sorella Paola che non si sono letteralmente risparmiate nemmeno una goccia di sudore affinché tutto risultasse perfetto.
Grazie a Massimiliano Muner e Leonardo Zannier per aver condotto un’asta spettacolare prendendosi cura di ogni singolo dettaglio operativo e tramutandola in un successo – per me – inimmaginabile.

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Foto di Michela Scagnetti

Mi sono accorto che durante tutto lo svolgere di questo progetto, mi sono trovato varie volte a dire grazie, e tutte le volte è stato un grazie vero, sincero, che proveniva dal profondo del cuore. Sono stati grazie che hanno creato in tutte le persone che ho avuto modo di incontrare una vera e propria onda di energia positiva che si è concretizzata nella solidarietà che tutti hanno voluto dimostrare con i contributi destinati alle associazioni che ho deciso di sostenere.
Grazie a tutti quelli che hanno comprato il libro (ne sono rimasti davvero pochi) e che stanno ancora partecipando all’asta on-line sulla mia pagina Facebook.
Grazie a tutti, anche a quelli che mi sono dimenticato di citare.
Grazie a nome di tutti quelli che hanno messo cuore e cervello su questo progetto.
Ma no non finisce qui: sono già pronto a ricominciare a fotografare per dare vita a nuovi progetti, con un notevole bagaglio di esperienza in più e tanta voglia di trovare nuove sfide.

Dal vostro fotoamatore itinerante per oggi è tutto: buone feste!

Daniele

#iotifosveva

#insiemesepol

PD