Attendo.
Come quando fuori piove e le gocce rigano il vetro. Si rincorrono, si sfidano, si aspettano, si agganciano fino a sparire. Insieme.
Attendo.
Come quando mi fermo a guardare il lampo squarciare il nero della notte e conto, dentro me, fino al fragore del tuono. Tempo che sembra infinito, col cuore in gola, aspettando che il cielo squassi l’orizzonte e colpisca il mio mondo.
Un mondo che attende, silente, ma dentro vorrebbe urlare.
Attendo.
Come quando le nuvole coprono il sole, dispettose, mentre godi del suo caldo tepore e apri gli occhi, indispettito, per essere piombato nuovamente nel freddo. Esorti il vento a fare quello che meglio gli riesce e scansi quella soffice e voluttuosa bianca impicciona, per portarla lontano, dove l’occhio si perde, in attesa del ritrovato calore di quell’abbraccio. Attendi. Attendo.
Attendo.
Nella tempesta, su di una barca di carta, coperta di parole. Nella forza dei marosi, inghiottito dall’acqua e dall’inchiostro, aspetto di raggiungere la vetta della cresta per poter respirare. Per tenere la testa fuori.
Per riavere quel profumo.
Sulla cima dell’onda, alto sopra il fragore terribile del caos che mi vuole inghiottire, grido ai quattro venti la mia ferrea volontà. Attendo l’onda lunga che non mi avrà perché attendo, ben saldo e fiducioso sulla tenuta della mia chiglia, piegando il tempo al mio volere.
Perché attendo e l’attesa mi rende più forte. L’attesa mi rende sicuro e non vacillo, non mi fa dubitare e mi rende padrone dei miei pensieri, dei miei movimenti, fin anche della frequenza dei battiti del mio cuore. Attendo con il sorriso guardando in faccia il destino e ridendo beffardo.
Attendo perché sublimo nell’attesa e mi ripeto, nella mente, come fosse un mantra, una antica nenia, come fosse una canzone che conosco o il rumore stesso dell’attesa:
“eppure la minaccia degli anni
mi trova, e mi troverà, senza paura.
Non importa quanto stretto sia il passaggio, quanto piena di castighi la vita,
Io sono il padrone del mio destino:
Io sono il capitano della mia anima.”

Per una volta non parlerò di qualcosa che ho fatto io o che ho scritto di mio pugno.
Questa volta no.
Spesso mi imbatto in delle cose talmente tanto perfette, inattese, capaci di sovvertite l’ordine stesso dei miei pensieri che non posso far altro che parlarne.
Per anni ho avuto l’onore di scrivere di musica su un portale che ha fatto la storia della Musica Metal in Italia: truemetal.it
Ho scritto di musica, ho fotografato musica e ho convissuto, spesso gomito a gomito, con artisti incredibili, incredibili teste di cazzo, artisti meteora e veri e propri Idoli, almeno per il sottoscritto.
Mai mi sarebbe venuto in mente però che un giorno, in una domenica uggiosa e sonnacchiosa, dopo una punitiva insalata poco condita, mi sarei messo a scrivere di un libro.
E se girassi dalle mie parti? di Alessandra Marcotti è un libro che mi ha colpito talmente tanto da sentir il bisogno fisico di scriverne, in modo da poter condividere questa ondata di sensazioni che ha scaturito in me con il maggior numero di persone possibili.
Alessandra è una scrittrice e blogger che seguo da parecchio su questa piattaforma, una delle primissime persone di cui ho memoria non appena si parli di Worlpress, è una di quelle persone che seguo sempre con molto interesse.
Alessandra ha una capacità unica: riesce a mettere a proprio agio il lettore e lo fa entrare con stile e garbo nel suo mondo fatto di parole. Scrive, ma in realtà è come se suonasse una melodia senza note né spartiti di cui tutti noi però siamo in qualche modo dei conoscitori.
Ti coccola, amorevolmente, con parole mai banali né scontate, usando sapientemente i tempi, gli spazi, le pause, disegnando scenari sempre molto personali ma di facile fruizione a ciascuno di noi, in cui noi tutti possiamo – più o meno – sempre riconoscerci.
È questa la magia del suo essere più di una semplice scrittrice, più di una comune blogger. E il suo libro, ultimo di una fortunata serie di scritti, ne è la dimostrazione lampante.
E se girassi dalle mie parti? scorre con una piacevolezza rara, come un fiume che dolce si guadagna il mare tra i declivi sonnacchiosi e le placide pianure. Un fiume che può diventare veloce ed ardito, irruente nello scorrere prima di gettarsi in un mare capace di smorzarlo, mitigarlo, accogliendolo tutto fino nel profondo.
Il libro è strutturato in maniera sapiente; si può leggerlo tutto d’un fiato o si può saltare, attraverso capitoli complementari, per avere delle visioni d’insieme totalmente capovolte. Alessandra sublima in questo scritto la dualità non solo dell’essere umano ma anche delle relazioni che tra esseri umani intercorrono, facendo vedere al lettore, vero e proprio protagonista di questo libro, le varie sfaccettature di cui è composto.
Come in uno specchio rotto in cui ogni pezzo riflette la realtà in maniera a sé stante, così nel libro si possono seguire le vicende dei personaggi in maniera indipendente, avendo poi il grande potere di rimettere a posto i pezzi e di arrivare ad una conclusione. Una conclusione che ti lascia spiazzato, incredulo e stupito. Perché nel libro di Alessandra il potere è nelle mani di chi legge, e questa è una libertà che la scrittrice ci concede per amore verso la sua scrittura, verso sé stessa e il suo mondo fatto di colore, gioia e vita e verso le persone che hanno scelto di leggerla.
Ecco: se posso dare un consiglio è proprio questo: scegliete di leggerla. Seguitela e godetene tutti: sarà un’esperienza di cui non vi pentirete.

Alessandra Marcotti
foto di Alessandra Marcotti© – tutti i diritti riservati

 

E se girassi dalle mie parti? lo trovi per Kindle e in formato con copertina flessibile e nello store di Mondadori, oppure contatta direttamente Alessandra tramite il suo Blog.

Tutte le immagini pubblicate in questo articolo sono di proprietà di Alessandra Marcotti che ne detiene tutti i diritti.

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