Mi ero ripromesso di non parlarne più.

Avevo creduto che dopo aver condiviso gratuitamente il mio libro, il sipario su questo progetto si potesse considerare definitivamente chiuso.
Ma così non è.
Dopo i sorrisi, il lavoro, le pacche sulle spalle. Dopo l’interesse, le domande, le attestazioni di stima, affetto ed amore a volontà, dopo la beneficenza e la condivisione c’è stato ancora molto, molto di più.

sofia

Stavo fermo in parcheggio, in attesa, quando un collega mi si è avvicinato con la faccia di chi aveva qualcosa da dire. Alzai lo sguardo. Lo fissai negli occhi. Aspettai.
Non ci volle molto: fu lui a rompere il ghiaccio.
«Bello, sai, il tuo libro su Černobyl’,» disse quasi con un filo di voce.
«Grazie» gli risposi, in modo sincero certo, anche se forse un po’ troppo sbrigativo. Limiti evidenti del mio carattere.
Lui sembrò non farci caso, abituato al mio modo di essere sempre un po’ schivo e poco incline alle chiacchiere.
«Dopo il tuo libro mi sono visto anche la serie su Netflix, tu l’hai vista?»
«Si, l’ho vista» risposi, «e ti devo confessare che l’ho trovata tanto bella e molto veritiera. Sai, guardando le puntate, via via, ho rivisto tutti i posti in cui sono stato. Ho rivisto la meraviglia di Pryp”jat’. E lo trovo fantastico.»
Ero davvero felice di parlarne perché sono sempre stato sinceramente contento di raccontare il mio viaggio e quello che ho imparato leggendo tutta la letteratura prodotta sul disastro.
«Poi sai, il tuo libro non è piaciuto solo a me. Lo ha letto anche mia figlia: Sofia.»
Non lo sapevo ma un fulmine stava per colpirmi in pieno petto, in una soleggiata mattina di fine giugno.
«Ah si?» chiesi con tutta la curiosità di cui ero capace.
«Si, e lo ha anche utilizzato nella sua tesina. Per l’esame di terza media. Dovresti essere stato citato anche nella bibliografia…»

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Sbiancai di colpo.
Riecheggiavano nella mente le ultime parole che il mio cervello riuscì ad immagazzinare in modo razionale.
L’emozione che provai fu violenta, inaspettata, folgorante.
Come un fulmicotone acceso nel mio petto, l’esplosione raggiunse ogni singola cellula del mio corpo facendolo vibrare.
Ho pensato al regalo che questa giovane donna ha voluto farmi, e l’ho pensato talmente tanto da commuovermi. Sapere di essere stato parte, anche forse piccola ed insignificante, di un percorso formativo della – ormai non più piccola – Sofia, mi ha riempito d’orgoglio.  Sapere che il mio lavoro, a cui ho dedicato anima e corpo per anni, è servito, non solo per aiutare chi ne aveva bisogno ma è stato parte attiva di un percorso di conoscenza, ha reso la mia vita ancora più piena e meravigliosa.
Aver condiviso questa gioia con chi amo è stata un’emozione che si è decuplicata in me.  È stata una gioia mai provata e che forse non so spiegare bene.

Grazie, Sofia.
Brindo a te e alla tua crescita e ti auguro tutto il meglio che la vita avrà da regalarti.
Fino a quando ci saranno ragazzi come Sofia, presenti e curiosi, desiderosi di capire e di comprendere, per il mondo ci sarà sempre una speranza.
Una speranza per essere migliori, noi tutti, di essere attenti e desiderosi di conoscere e sapere. Pieni di vita, di progetti e di sogni per il futuro.
Oggi il mio mare è un po’ più blu, l’aria più frizzante e i pensieri più leggeri.
Oggi è un giorno nuovo, anche per Černobyl’ e per la sua storia.
Continuate a difendere la vostra curiosità,  sempre. Fate domande, curate la qualità delle vostre domande. Perché ho imparato a mie spese che: “domande Alte forgiano anime Alte”.
E in ultima analisi: diffidate sempre dagli uomini che piangono.

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Ora scusatemi, ma devo piangere ancora un po’.

FINE

(…forse…)

Ore 1:23:45

26 aprile 1986 – 26 aprile 2020

Il giorno che ha cambiato il corso della storia più dell’undici settembre, più di Fukushima e più del corona virus. Come annunciato mesi fa, metto gratuitamente a disposizione il mio libro per tutte quelle persone che non sono riuscite ad acquistarlo durante l’esposizione delle fotografie.

Per continuare ad aiutare le associazioni che hanno beneficiato delle donazioni, chiedo cortesemente a chiunque scarichi il mio volume di voler fare un’offerta, anche simbolica, all’AGMEN e all’ASTRO in maniera da continuare con la virtuosa filosofia del progetto.

Aiuta chi ha deciso di aiutare, e buona lettura.

«Il pensiero che faccio più spesso, quando porto qualcuno nella zona di esclusione o quando lo porto qui, in questo posto per bambini, è che spero che chi materialmente aveva giocato con questi giochi oggi sia una persona in salute e che abbia dimenticato. Ma non dimenticato la terra da dove proviene, ma solo le brutture che gli sono state inflitte dall’uomo.»

Per consultare il volume e poterlo scaricare, clicca sulla copertina sottostante, disegnata dall’artista triestina Marzia Postogna.

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Il cerchio si sta per chiudere.

Troverete in questo post l’ultima parte delle fotografie contenute nel mio libro su Černobyl’.
È stato un viaggio incredibile, fantastico e pieno di magia. Un viaggio incominciato a Kiev, una mattina di aprile di qualche anno fa, che terminerà il suo naturale corso con la disponibilità al download digitale gratuito il prossimo 26 aprile a partire dalle 1:23:40.
Pubblico così le ultime fotografie con una dedica speciale: grazie a chi ha voluto così intensamente sapere, conoscere e scoprire. Grazie a chi ha voluto condividere con me questo viaggio e ne condividerà altri mille, tenendo salda la mano sulla maniglia della mia valigia. Che di strada ne abbiamo ancora tanta da percorrere.
Grazie a chi ha voluto fermamente questo libro e che avrebbe fatto di tutto per averlo, perché mi ha potuto dimostrare, al di là delle parole, l’attaccamento a me ed a quello che faccio.
E un grazie a tutti quelli che lo hanno comprato e lo hanno usato anche solo per livellare il tavolo del soggiorno: avete contribuito a rendere la vita dei bambini ospedalizzati un po’ meno grigia, grazie al vostro sostegno.
Grazie ancora, si grazie a te. Grazie di aver dipinto la mia anima con tutti i colori dell’arcobaleno.
Tieni il libro, rileggilo otto volte. E poi aiutami a scriverne di nuovi.
Grazie a tutti, grazie dal cuore di un troll: questo è stato solo un meraviglioso inizio…

Daniele

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In molti, ancora oggi, si sono detti ramaricati dal fatto di non essere riusciti, per svariate ragioni, ad avere il mio libro fotografico su Černobyl’. Mi sembrava giusto, ad un anno dall’esaurimento dei volumi, pubblicare le foto che nel libro sono contenute.

Ma non solo: il 26 aprile, giorno che resterà per sempre nella memoria collettiva del mondo,  sarà attivo un link sulla Homepage per il download gratuito del volume. Mi piacerebbe che chi decidesse di scaricare il libro con la mano destra, con la sinistra si adoperasse per fare una piccola donazione all’ASTRO o all’AGMEN, anche simbolica, anche di un solo euro appena. Una donazione che significherebbe sostegno, continuo, a due associazioni che si adoperano senza sosta nell’aiuto dei Bambini in difficoltà e delle loro famiglie; un modo, se volete vederla da questa prospettiva, per onorare la memoria di quanti hanno sacrificato tutto, fin anche il loro bene più prezioso, per la salvaguardia dell’intera umanità.

Grazie in anticipo.

 

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PD

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LA META È DAVVERO TANTO VICINA

La maratona iniziata nel mese di dicembre che ha dato vita al progetto Černobyl’ – 30 anni dopo è quasi giunta alla sua naturale conclusione. Vendute tutte le immagini in un’asta che dal Caffè San Marco si è protratta fin nelle viscere della mia pagina Facebook, siamo quasi arrivati all’esaurimento delle copie del libro la cui giacenza posso contare sulle dita di DUE mani.
Per quelli che non sono riusciti ad averlo ancora, premetto che è mi intenzione di non andare in ristampa, ma che comunque hanno il desiderio di supportare la causa che ho sposato, comunico la possibilità di supporto alle associazioni AGMEN-FVG e ASTRO Trieste, tramite i link sottostanti. Vi invito, se avrete piacere, con due semplicissimi click a mandare il vostro contributo a sostegno diretto a queste due fantastiche realtà, magari utilizzando nella causale di versamento l’Hastag #insiemesepol
Dimostriamo, una volta di più, che anche le azioni di una singola persona possono avere delle ripercussioni positive su chi ci sta attorno e sull’ambiente circostante.
Un grazie particolare, oltre che a tutti quelli che si sono adoperati per la buona riuscita di questa iniziativa, va all’Amico Walter Klinkon (si, ho dovuto fare copia/incolla) per il supporto e la vicinanza alla causa. Ma questo sarà oggetto dell’articolo conclusivo di questa magnifica esperienza.
Grazie a tutti.
A presto.

dona agmen

dona astro

#insiemesepol

#iotifosveva

PD

«Allora tu… tu non vuoi credermi? Mi crederai, dottor Jones. Diventerai molto presto ancora più fanatico di noi.»

C’è stata una parte considerevole della mia infanzia in cui avrei voluto essere un archeologo. Sarà stato per la mia dedizione quasi totale per Harrison Ford e il suo iconico Indiana Jones, sarà dovuto all’amore per l’avventura e il mistero, non saprei. Stà di fatto che avrei tanto voluto voluto essere al fianco di Indy mentre Mola Ram tentava di strappargli il cuore dal petto a mani nude (anche se alle primissime visioni mi coprivo gli occhi per non guardare, così come me li tappavo ermeticamente quando il primo Terminator si faceva saltare un occhio facendolo cadere in un lercio lavandino di metallo), o mentre discendeva nel buio del Pozzo delle Anime. Avrei voluto essere così, sprezzante ed audace, e vorrei sfidare tutti i bambini cresciuti alla fine degli anni ottanta a dirmi ora, da adulti, se non avrebbero sacrificato il loro Masters of the Universe migliore (Skeletor ovviamente) per avere solo un briciolo del coraggio di Indiana.

Ahimè io, così tanto coraggioso, non lo sono mai stato. E posto che una delle pietre miliari del pensiero filosofico di Indy era che

“Per fare l’archeologo bisogna uscire di casa.”

fu chiaro fin da subito che il mio sogno era costretto a naufragare miseramente alle prime battute. A conti fatti, uno con la mia mole (già importante da bambino) avrebbe faticato non poco nell’avanzare in angusti anfratti, nelle gallerie sommerse più inaccessibili o tra umide paludi piene di ogni possibile pericolo. No way. Riposi inevitabilmente in un cassetto tutti i sogni di gloria, assieme a tutti gli altri sogni che solo la fervida mente di un bambino può osare di sognare. Tempo dopo il cassetto fu riaperto, in maniera del tutto fortuita, in occasione della mia mostra fotografica su Černobyl’. Nei discorsi che ebbi modo di fare, a vario titolo, con diverse persone coinvolte nel progetto, si insinuò in me l’idea, forse un po’ romanzata, del fotoamatore archeologo. Lo so, sembra una idea campata in aria, e in parte lo è. Ma il lavoro fatto tra le spettrali vie di Pryp”yat’, in mezzo a quei anonimi palazzoni grigi, nel nulla cosmico della civiltà umana, è stato paragonato (e non me ne vogliano gli studiosi veri) ad un lavoro di archeologia urbana. Chi segue i miei progetti fotografici senza perdere il senno, sa che mi occupo in prevalenza di temi tragici, scomodi, temi che un fotoamatore mediamente normale non tratterebbe nemmeno con le pinze. Černobyl’, la Croazia post-bellica o il Vajont, tanto per citare tre progetti in cui ho riversato tutto il mio interesse, non sono temi propriamente in voga tra gli amanti della fotografia hobbistica. Mi hanno etichettato come un “racconta disgrazie” per il solo fatto di interessarmi alle storie più tristi e sciagurate della storia moderna dell’uomo. In verità la mia è una passione verso l’uomo e verso la sua storia; una storia che è costellata di enormi successi, eventi brillanti ed imprese fantastiche, ma anche di sciagure planetarie o di bassezze infinite. Mi sono reso conto, senza sceglierlo, di riuscire più facilmente a raccontare quest’ultime sfaccettature della razza umana senza mitizzarle, né romanzarle più del lecito, ma provando a raccontarle per quello che sono nella speranza di non doverle rivivere mai più.

Prima della pubblicazione del volume su Černobyl’ e della relativa mostra fotografica, avevo già consegnato al mio fido correttore di orrerrori, la bozza di quello che doveva essere il mio primo libro fotografico: “Il paese dai Tetti di Stelle”. Per motivi solidaristici ho accantonato il libro in questione per dar vita all’inizativa sul disastro nucleare sovietico che si sta definitivamente chiudendo mentre scrivo, con la vendita dei pochi libri rimasti. Guardando avanti e con la meravigliosa esperienza avuta con la pubblicazione di questo volume, posso iniziare a progettare il futuro forte dell’esperienza maturata. Parte dei proventi del volume su Černobyl’ finanzieranno il nuovo volume su quella Croazia che ancora oggi rimene ferita e segnata nel profondo dalla guerra fratricida che insanguinò i Balcani nella tragica fine del secolo scorso. Sarà un libro duro, difficile, che racconterà dei viaggi in macchina con due fidati amici lungo le linee del fronte croato e nei luoghi maggiormente colpiti dalla follia bellica. E anche questo nuovo volume, ovviamente, continuerà a fare beneficenza. La strada è dunque segnata, non resta che percorrerla fino in fondo.

Spero di averti al mio fianco, ancora una volta…

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PD