Attendo.
Come quando fuori piove e le gocce rigano il vetro. Si rincorrono, si sfidano, si aspettano, si agganciano fino a sparire. Insieme.
Attendo.
Come quando mi fermo a guardare il lampo squarciare il nero della notte e conto, dentro me, fino al fragore del tuono. Tempo che sembra infinito, col cuore in gola, aspettando che il cielo squassi l’orizzonte e colpisca il mio mondo.
Un mondo che attende, silente, ma dentro vorrebbe urlare.
Attendo.
Come quando le nuvole coprono il sole, dispettose, mentre godi del suo caldo tepore e apri gli occhi, indispettito, per essere piombato nuovamente nel freddo. Esorti il vento a fare quello che meglio gli riesce e scansi quella soffice e voluttuosa bianca impicciona, per portarla lontano, dove l’occhio si perde, in attesa del ritrovato calore di quell’abbraccio. Attendi. Attendo.
Attendo.
Nella tempesta, su di una barca di carta, coperta di parole. Nella forza dei marosi, inghiottito dall’acqua e dall’inchiostro, aspetto di raggiungere la vetta della cresta per poter respirare. Per tenere la testa fuori.
Per riavere quel profumo.
Sulla cima dell’onda, alto sopra il fragore terribile del caos che mi vuole inghiottire, grido ai quattro venti la mia ferrea volontà. Attendo l’onda lunga che non mi avrà perché attendo, ben saldo e fiducioso sulla tenuta della mia chiglia, piegando il tempo al mio volere.
Perché attendo e l’attesa mi rende più forte. L’attesa mi rende sicuro e non vacillo, non mi fa dubitare e mi rende padrone dei miei pensieri, dei miei movimenti, fin anche della frequenza dei battiti del mio cuore. Attendo con il sorriso guardando in faccia il destino e ridendo beffardo.
Attendo perché sublimo nell’attesa e mi ripeto, nella mente, come fosse un mantra, una antica nenia, come fosse una canzone che conosco o il rumore stesso dell’attesa:
“eppure la minaccia degli anni
mi trova, e mi troverà, senza paura.
Non importa quanto stretto sia il passaggio, quanto piena di castighi la vita,
Io sono il padrone del mio destino:
Io sono il capitano della mia anima.”

Per sempre.

Spesso siamo usi ad utilizzare le parole in maniera sbadata, inappropriata, guidati da una faciloneria lessicale che è indice palese della direzione intrapresa dalla nostra società.
Superficiale, sbadata, mordi e fuggi, poco attenta nell’andare a fondo nelle cose, nelle dinamiche interpersonali, negli affetti, nel rapporto che abbiamo gli uni con gli altri. Spesso capita anche a me, e se nel testo troverete degli errori, ecco spiegatone il motivo.
Ma le parole sono importanti.
Le parole sono fottutamente importanti e dovrebbero essere sempre usate con il giusto garbo, con il modo corretto, rispettandone l’immagine. Una immagine che le parole hanno dalla scintilla del loro vagito primigenio; le parole portano in sé un’immagine che è latente nella mente della moltitudine delle persone ma che è ben riconoscibile dagli occhi di chi ha voglia di cercarne la forma.

PERSEMPRE SMALL

Mi è recentemente venuta sotto mano una fotografia scattata di soppiatto sul traghetto che da Sommarøy mi avrebbe portato a Tromsø. È uno scatto rubato col telefonino, quindi qualitativamente non eccezionale, ma che racchiude in maniera perfetta le parole

“Per Sempre”.

E guardandola bene, adesso, credo fermamente sia così.
Una coppia matura, seduta l’uno vicino all’altra, completamente immersa nei rispettivi libri. Nella foto non si vede ma, spesso, durante il viaggio, i due si tenevano teneramente per mano, sostenendo il libro con le rispettive mani libere. Avvolti dalla luce accogliente del Nord, mentre tutto intorno il mondo stava a guardare, i due proseguivano il viaggio totalmente avulsi dalla realtà che li circondava. Un momento che, per me che ho voluto rubare questo attimo così splendido, ebbe il gusto pieno dell’eternità.

Per sempre.

Un’immagine che porterò sempre cara nella mia memoria.
Per Sempre: come una promessa, come un volo libero, come un canzone sussurrata dolcemente, come una telefonata inattesa ma sperata. Per sempre, come un libro che hai imparato ad amare dalla copertina al contenuto: ogni parola, ogni virgola, ogni spazio, ogni piccola pausa.
Per Sempre: un viaggio infinito che ciascuno di noi è destinato ad intraprendere.
Potere delle parole.

PelusoDaniele.png