#sogni in corso | #anime vaganti

La fotografia è il demone che ho scelto, o forse è stata la fotografia a scegliere me. Non ho nemmeno iniziato a lavorare sul progetto Černobyl’ che ho già sviluppato un nuovo lavoro interamente dedicato alla fotografia istantanea.
Il nuovo progetto è quanto di più distante ci possa essere rispetto all’idea stessa di fotografia che avevo quando ho iniziato a dedicarmi a questa splendida Arte. Vent’anni fa non avrei mai pensato di fotografare la gente; da giovanissimo trovavo i ritratti una cosa fastidiosa, inutile, un tipo di fotografia che mai si sarebbe radicata in me. Quattro lustri più tardi, dopo aver passato gli ultimi dieci anni a fotografare eventi sportivi, musicali e in generale ogni tipo possibile di umanità, ho dato il via ad un progetto di ritratto molto intimo e introspettivo, ribattezzato #sogni / #anime.
Il titolo del progetto è ancora provvisorio, instabile e traballante come me e le mie idee, anche se nella parziale inadeguatezza riesce a racchiudere in sé lo scopo dell’intero progetto: riprendere, nei limiti del possibile, le diverse anime che popolano Trieste. Ho scelto la fotografia istantanea in modo da rendere i soggetti ritratti delle vere e proprie opere d’arte, irriproducibili e senza nessun artefizio tecnologico, in modo da poterne cogliere la vera essenza, appunto, istantanea.

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Ho iniziato a ritrarre le varie anime che popolano questa città eternamente persa tra passato e presente, lontana da tutto ma al centro di un tutto ancora più grande, piena zeppa di talenti, eccellenze, idee e occasioni. Ho cercato di dare spazio a chi ha reso onore al nome di Trieste in giro per il mondo, a chi si è trovato qui per caso o solo di passaggio, ma anche alle persone che ho ritenuto “interessanti” nel corso del mio quotidiano, indipendentemente dal sesso, razza, religione o gusti musicali.
Raccolgo così i ritratti di individui molto diversi tra loro, e mi diverto un sacco a farlo perché la fotografia è conoscenza e socializzazione, è scoperta ed incontro, perché ritrarre gli altri ti dà la possibilità di svelare una parte intima e nascosta che solo attraverso l’obiettivo del fotografo riesce a carpire.
Ho appena iniziato e già mi sto divertendo parecchio: vi racconterò del pranzo con uno dei più grandi fotoreporter al mondo e della sua grande umanità, o dello scatto mordi e fuggi con un virologo di fama internazionale, o dei scampoli di fotografia raccontata dai ricordi di un noto conduttore radiofonico, ma anche della tatuatrice giramondo e della autista di autobus perennemente in ritardo. Anime uniche e preziose.
Umanità diverse che si sono date appuntamento a Trieste, in questo lembo di terra tra cielo e mare dove nulla succede per caso, nemmeno gli incontri più improbabili.

FIRMANERA200

Da padre a figlio

ritrratto eirik

«Papà! Papà, posso farti una fotografia?»
«Ma amore, lo sai che a papà non piace essere fotografato. E poi non credo che tu voglia davvero fotografare un cinghiale…»
«Ma papà, tu non sei un cinghiale!»
«Beh, insomma. Comunque va bene dai, tira fuori la tua macchina fotografica e dacci dentro.»
«Papà io vorrei fotografarti con una delle tue macchinette però. Vorrei provare quella strana che sta sul tavolo.»
«Quella istantanea, Eirik? Quella che sputa fuori subito la fotografia senza nemmeno la compassionevole passatina con photoshop per sembrare un essere umano?»
«Quella che fa uscire subito la foto!»
«Ecco, perfetto. Va bene dai, prendila in mano, accendila, mira la tua preda irsuta e scatta. Ricorda che hai un solo colpo, una sola possibilità per fare bene. One shot, one kill.»
«Si, tranquillo. Grazie papà.»
«Grazie a te, Eirik.»