Černobyl’ – 30 anni dopo | GRAZIE A TUTTI

Ho dovuto lasciar passare un po’ di tempo per riflettere, per smaltire la stanchezza e l’adrenalina accumulata in mesi di febbrili preparativi.
“Černobyl’ – 30 anni dopo” è stato un progetto che, durante l’asta finale, assieme ad un amico, ho voluto ribattezzare come “tornado d’anima”.
Il mio progetto fotografico, quello che all’inizio era una mia creatura piccola e storta, dalle gambe d’argilla e le spalle cadenti, è diventata con il passare dei mesi un monolite di marmo dagli arti solidi ed inscalfibili. E questo grazie al lavoro e alla dedizione di chi ha messo il suo personalissimo mattone nel mio piccolo insieme, spesso in silenzio, senza chiedere nulla in cambio. È per questo che ritengo il progetto che sta lentamente avviandosi verso la fine, un successo su tutti i fronti.
Ed è quindi giunta l’ora di dire GRAZIE.

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Grazie in Primis a Ingrid, Sandra, Sally, Titty e Fulvia che decisero di regalarmi il viaggio aereo fino a Kiev, in modo da poter realizzare questo progetto e in particolare grazie alla mia famiglia che sopporta di buon grado i miei viaggi, i miei progetti, le mie uscite fotografiche in giro per il mondo. Grazie a Marzia Postogna di Marziart illustration che ha saputo incanalare le mie idee confuse e sbilenche, dandomi una copertina meravigliosa e Diego di Bora.la che ha saputo dare vita ed ordine alle immagini e ai testi del volume/catalogo.
Grazie all’Amico Alessandro Sala per aver accettato con entusiasmo di curare la prefazione del libro. È stato davvero un onore averti al mio fianco, parte integrante di questo progetto.
Grazie a Michela Scagnetti per la pazienza pressoché infinita nell’essere la curatrice della mostra ma anche dispensatrice di buoni consigli e di solide idee, anche quando le cose erano diventate fumose e difficili. Grazie a Emanuela Incarbone di NONiO – non solo fotografia per avermi messo a disposizione spazi, cornici, sicurezze e cuore e grazie all’Antico caffè San Marco per la cordiale disponibilità.
Grazie alle meravigliose ragazze di Officina Istantanea nelle persone di Alessandra Scagnetti, Chiara Candotti e la sorella Paola che non si sono letteralmente risparmiate nemmeno una goccia di sudore affinché tutto risultasse perfetto.
Grazie a Massimiliano Muner e Leonardo Zannier per aver condotto un’asta spettacolare prendendosi cura di ogni singolo dettaglio operativo e tramutandola in un successo – per me – inimmaginabile.

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Foto di Michela Scagnetti

Mi sono accorto che durante tutto lo svolgere di questo progetto, mi sono trovato varie volte a dire grazie, e tutte le volte è stato un grazie vero, sincero, che proveniva dal profondo del cuore. Sono stati grazie che hanno creato in tutte le persone che ho avuto modo di incontrare una vera e propria onda di energia positiva che si è concretizzata nella solidarietà che tutti hanno voluto dimostrare con i contributi destinati alle associazioni che ho deciso di sostenere.
Grazie a tutti quelli che hanno comprato il libro (ne sono rimasti davvero pochi) e che stanno ancora partecipando all’asta on-line sulla mia pagina Facebook.
Grazie a tutti, anche a quelli che mi sono dimenticato di citare.
Grazie a nome di tutti quelli che hanno messo cuore e cervello su questo progetto.
Ma no non finisce qui: sono già pronto a ricominciare a fotografare per dare vita a nuovi progetti, con un notevole bagaglio di esperienza in più e tanta voglia di trovare nuove sfide.

Dal vostro fotoamatore itinerante per oggi è tutto: buone feste!

Daniele

#iotifosveva

#insiemesepol

PD

#sogni in corso | #anime vaganti

La fotografia è il demone che ho scelto, o forse è stata la fotografia a scegliere me. Non ho nemmeno iniziato a lavorare sul progetto Černobyl’ che ho già sviluppato un nuovo lavoro interamente dedicato alla fotografia istantanea.
Il nuovo progetto è quanto di più distante ci possa essere rispetto all’idea stessa di fotografia che avevo quando ho iniziato a dedicarmi a questa splendida Arte. Vent’anni fa non avrei mai pensato di fotografare la gente; da giovanissimo trovavo i ritratti una cosa fastidiosa, inutile, un tipo di fotografia che mai si sarebbe radicata in me. Quattro lustri più tardi, dopo aver passato gli ultimi dieci anni a fotografare eventi sportivi, musicali e in generale ogni tipo possibile di umanità, ho dato il via ad un progetto di ritratto molto intimo e introspettivo, ribattezzato #sogni / #anime.
Il titolo del progetto è ancora provvisorio, instabile e traballante come me e le mie idee, anche se nella parziale inadeguatezza riesce a racchiudere in sé lo scopo dell’intero progetto: riprendere, nei limiti del possibile, le diverse anime che popolano Trieste. Ho scelto la fotografia istantanea in modo da rendere i soggetti ritratti delle vere e proprie opere d’arte, irriproducibili e senza nessun artefizio tecnologico, in modo da poterne cogliere la vera essenza, appunto, istantanea.

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Ho iniziato a ritrarre le varie anime che popolano questa città eternamente persa tra passato e presente, lontana da tutto ma al centro di un tutto ancora più grande, piena zeppa di talenti, eccellenze, idee e occasioni. Ho cercato di dare spazio a chi ha reso onore al nome di Trieste in giro per il mondo, a chi si è trovato qui per caso o solo di passaggio, ma anche alle persone che ho ritenuto “interessanti” nel corso del mio quotidiano, indipendentemente dal sesso, razza, religione o gusti musicali.
Raccolgo così i ritratti di individui molto diversi tra loro, e mi diverto un sacco a farlo perché la fotografia è conoscenza e socializzazione, è scoperta ed incontro, perché ritrarre gli altri ti dà la possibilità di svelare una parte intima e nascosta che solo attraverso l’obiettivo del fotografo riesce a carpire.
Ho appena iniziato e già mi sto divertendo parecchio: vi racconterò del pranzo con uno dei più grandi fotoreporter al mondo e della sua grande umanità, o dello scatto mordi e fuggi con un virologo di fama internazionale, o dei scampoli di fotografia raccontata dai ricordi di un noto conduttore radiofonico, ma anche della tatuatrice giramondo e della autista di autobus perennemente in ritardo. Anime uniche e preziose.
Umanità diverse che si sono date appuntamento a Trieste, in questo lembo di terra tra cielo e mare dove nulla succede per caso, nemmeno gli incontri più improbabili.

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Da padre a figlio

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«Papà! Papà, posso farti una fotografia?»
«Ma amore, lo sai che a papà non piace essere fotografato. E poi non credo che tu voglia davvero fotografare un cinghiale…»
«Ma papà, tu non sei un cinghiale!»
«Beh, insomma. Comunque va bene dai, tira fuori la tua macchina fotografica e dacci dentro.»
«Papà io vorrei fotografarti con una delle tue macchinette però. Vorrei provare quella strana che sta sul tavolo.»
«Quella istantanea, Eirik? Quella che sputa fuori subito la fotografia senza nemmeno la compassionevole passatina con photoshop per sembrare un essere umano?»
«Quella che fa uscire subito la foto!»
«Ecco, perfetto. Va bene dai, prendila in mano, accendila, mira la tua preda irsuta e scatta. Ricorda che hai un solo colpo, una sola possibilità per fare bene. One shot, one kill.»
«Si, tranquillo. Grazie papà.»
«Grazie a te, Eirik.»

PD