Ore 1:23:45

26 aprile 1986 – 26 aprile 2020

Il giorno che ha cambiato il corso della storia più dell’undici settembre, più di Fukushima e più del corona virus. Come annunciato mesi fa, metto gratuitamente a disposizione il mio libro per tutte quelle persone che non sono riuscite ad acquistarlo durante l’esposizione delle fotografie.

Per continuare ad aiutare le associazioni che hanno beneficiato delle donazioni, chiedo cortesemente a chiunque scarichi il mio volume di voler fare un’offerta, anche simbolica, all’AGMEN e all’ASTRO in maniera da continuare con la virtuosa filosofia del progetto.

Aiuta chi ha deciso di aiutare, e buona lettura.

«Il pensiero che faccio più spesso, quando porto qualcuno nella zona di esclusione o quando lo porto qui, in questo posto per bambini, è che spero che chi materialmente aveva giocato con questi giochi oggi sia una persona in salute e che abbia dimenticato. Ma non dimenticato la terra da dove proviene, ma solo le brutture che gli sono state inflitte dall’uomo.»

Per consultare il volume e poterlo scaricare, clicca sulla copertina sottostante, disegnata dall’artista triestina Marzia Postogna.

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Jeg er.

Peluso Daniele.
Non sono un tassista, non sono un fotografo né uno che scrive su di un blog.
Non sono un dirigente di una società di Rugby e non sono un allenatore. Non sono un giocatore né un cantastorie e non mi sento un motivatore.
Sono io: Peluso Daniele, e sono tutto. E sono niente.
Sono uno che è abituato a ridere, anche di sé stesso, a divertirsi e a far divertire; sono uno a cui piace pensare ed invita a riflettere.
Sono una persona amata e che ama, sono un uomo che abbraccia chi vuole farsi abbracciare e bacia chi ha voglia di farsi baciare. Sono una persona che ama provare emozioni e che le vuole condividere con chi è capace di provare emozioni. Sono una voce che spinge, ma sono il sorriso bonario di chi invita alla prudenza.
Sono la pigrizia di chi centellina anche i respiri e sono il furore divino di chi non è capace di stare fermo, nemmeno con la mente.
Sono il guizzo del pensiero fuori dalla scatola e il rispettoso guardare a chi è meglio di me. Mi lascio ispirare, copio, imito, vivo.
Sono il bello della contemplazione silenziosa, la gioia dell’azione, la sublimazione della parola, l’importanza del gesto.
Sono felice di vivere una vita che non vuole arrendersi ed essere normale.

Perché normale è ieri, ed io sono già domani.

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Sono il moto perpetuo, irrequietezza di spirito, la voglia di vivere e provare.
Sono la gioia del fallimento, l’estasi del disastro.
Io, oggi, godo dei miei tonfi, dei miei insuccessi, delle mie magre figure.
Io, oggi, non sono già più quello che sono, né quello che faccio.

Io, oggi, sono già quello che potrò essere domani…

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Il cerchio si sta per chiudere.

Troverete in questo post l’ultima parte delle fotografie contenute nel mio libro su Černobyl’.
È stato un viaggio incredibile, fantastico e pieno di magia. Un viaggio incominciato a Kiev, una mattina di aprile di qualche anno fa, che terminerà il suo naturale corso con la disponibilità al download digitale gratuito il prossimo 26 aprile a partire dalle 1:23:40.
Pubblico così le ultime fotografie con una dedica speciale: grazie a chi ha voluto così intensamente sapere, conoscere e scoprire. Grazie a chi ha voluto condividere con me questo viaggio e ne condividerà altri mille, tenendo salda la mano sulla maniglia della mia valigia. Che di strada ne abbiamo ancora tanta da percorrere.
Grazie a chi ha voluto fermamente questo libro e che avrebbe fatto di tutto per averlo, perché mi ha potuto dimostrare, al di là delle parole, l’attaccamento a me ed a quello che faccio.
E un grazie a tutti quelli che lo hanno comprato e lo hanno usato anche solo per livellare il tavolo del soggiorno: avete contribuito a rendere la vita dei bambini ospedalizzati un po’ meno grigia, grazie al vostro sostegno.
Grazie ancora, si grazie a te. Grazie di aver dipinto la mia anima con tutti i colori dell’arcobaleno.
Tieni il libro, rileggilo otto volte. E poi aiutami a scriverne di nuovi.
Grazie a tutti, grazie dal cuore di un troll: questo è stato solo un meraviglioso inizio…

Daniele

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Una dedica ad una donna.
Una dedica a tutte le donne.
Alle donne che si impegnano, alle donne che studiano e che evolvono, alle donne che danno il meglio di loro stesse per raggiungere obiettivi sempre più ambiziosi.
Alle donne che sognano, alle donne che sperano, che non si arrendono, alle donne che amano, alle donne che non si fermano mai.
Alle donne che ispirano, che si fanno ispirare, alle donne che segnano la strada.
Alle donne che guardano avanti.

Nell’opera “A Maria”, il mio pensiero ad una donna di scienza. A Maria: una donna caparbia, testarda, fermamente convinta che il miglioramento sociale doveva passare attraverso il miglioramento di ogni singolo individuo. Una donna che aveva fatto del sapere un faro splendente e lo condivideva con chi ne aveva bisogno. Una donna che ha illuminato il mondo attraverso la fiaccola della conoscenza è ha indicato la strada a molti.
Dedicato a Maria Salomea Skłodowska.
Per il mondo, Marie Curie.

Sono fra coloro che pensano che la scienza abbia una grande bellezza. Uno studioso nel suo laboratorio non è solo un tecnico, è anche un bambino messo di fronte a fenomeni naturali che lo impressionano come una fiaba. Non dobbiamo lasciar credere che ogni progresso scientifico si riduca a dei meccanismi, a delle macchine, degli ingranaggi, che pure hanno anch’essi una loro bellezza. Io non credo che nel nostro mondo lo spirito d’avventura rischi di scomparire. Se vedo attorno a me qualcosa di vitale, è proprio questo spirito d’avventura che mi sembra impossibile da sradicare, e che ha molto in comune con la curiosità.

Maria

Mosaico di 9 Fuji Square Black Frame
Fuji Square SQ10 – Multiesposizione
Ready- Made 2020
©danielepeluso.com

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Dylan Dog lo sapeva già.

Dylan Dog lo sapeva già nel lontano 1993. Nella sfera magica, nell’arcano Palantír, già si potevano intravedere i nefasti influssi del Corona Virus.

Nell’isterica follia, nella perdita del senno, in un universo parallelo fatto di cellulosa e inchiostro si sono già consumate speranze ed umane follie. Potere della fantasia.

dyd_raffreddore
Mosaico di 4 Fuji Square Black Frame
Fuji Square SQ10
Ready- Made 2020
©danielepeluso.com

“18 gennaio: sempre più virulenta l’epidemia di raffreddore che sta colpendo praticamenteil mondo intero…”

“12 febbraio: il super-raffreddore, come ormai viene chiamato, sembra inarrestabile. Le vittime si contano ormai a centinaia di milioni. Gli scienziati di tutto il mondo lavorano giorno e notte alla disperata ricerca di un antidoto…”

“03 marzo: questo è l’ultimo numero del Times. Che il signore abbia pietà di questo piccolo pianeta e delle nostre anime…”

Tratto da: Dylan Dog – Numero 77

“L’ultimo uomo sulla terra”

di Sclavi/Roi – Sergio Bonelli Editore

Tra tutti i Fumetti che giornalmente affollano le nostra edicole, Tex è sicuramente il più presente, conosciuto e longevo di tutti. Nato nel 1948 dall’idea di Gianluigi Bonelli e Galep, Tex è divenuto nel corso di settant’anni il simbolo indiscusso del made in Italy del fumetto, guadagnando di fatto l’immortalità grazie alle sterminate schiere di affezionati che continuano a seguirne le gesta.

Nel mio mosaico Fuji, l’omaggio al Ranger texano disegnato in una magnifica copertina da uno dei più grandi fumettisti che il nostro bel paese abbia visto mai: Claudio Villa.

Il whisky non cambia sapore a seconda della simpatia di chi lo offre. (Tex Willer)

Tex 700

Mosaico di 9 Fuji Square Black Frame
Fuji Square SQ10 – esposizione multipla
Ready- Made 2020
©danielepeluso.com

PelusoDaniele.png

Tutto accade per caso, o quasi.

Molto di quello che produco, in termini artistici, fotografici o narrativi, avviene per puro caso.

Ed è stato un puro caso la mia folgorazione per i romanzi di Banana Yoshimoto (吉本ばなな), prolifica scrittrice giapponese, i cui romanzi sono stati capaci di fulminarmi con la velocità del fulmicotone. Al netto della critica letteraria che spesso ha bersagliato l’autrice di Tokyo, posso testimoniare senza timore alcuno di essere stato così coinvolto nella sua scrittura rapida, snella e fluente da aver terminato Kitchen in un giorno e mezzo e Tokage (Lucertola) in un paio d’ore, non di più. Una magia indiscutibile.

Tutto accade per caso, e questa folgorazione non è da meno. Ho trovato i libri di Banana (si, lo so, è un nome estremamente buffo) riposti ordinatamente nello spazio di book sharing del mio bar preferito e non ho resistito. Galeotta è stata la copertina di Lucertola del volume economico della Feltrinelli: una composizione dal sapore “istantaneo” che mi ha catturato ancor prima di poter prendere il libro in mano.

La copertina di Kitchen, arrivata ai miei occhi pochi istanti dopo, ha fatto il resto. Ecco quindi spiegato il mio omaggio fatto di getto, quasi senza pensare, alla talentuosa scrittrice che, come una calda brezza marina, è riuscita a dischiudere davanti ai miei occhi un mondo nuovo, inedito, lontano ed affascinante.

justBANANA#01a

Just BANANA #1A
Fuji Instax Square – Batch 2K03339
Ready-Made della copertina del volume “Kitchen” Universale Economica Feltrinelli
ISBN 99-07-81243-6
su supporto FABRIANO HOT PRESS SATINATO
25% cotone 200g/sqm
22,9 x 30,5 cm
2020 PEZZO UNICO a breve nello SHOP

justBANANA#01b

Just BANANA #1B
Fuji Instax Square – Batch 2K03339
Ready-Made della copertina del volume “Kitchen” Universale Economica Feltrinelli
ISBN 99-07-81243-6
su supporto FABRIANO HOT PRESS SATINATO
25% cotone 200g/sqm
22,9 x 30,5 cm
2020 PEZZO UNICO a breve nello SHOP

PD

In molti, ancora oggi, si sono detti ramaricati dal fatto di non essere riusciti, per svariate ragioni, ad avere il mio libro fotografico su Černobyl’. Mi sembrava giusto, ad un anno dall’esaurimento dei volumi, pubblicare le foto che nel libro sono contenute.

Ma non solo: il 26 aprile, giorno che resterà per sempre nella memoria collettiva del mondo,  sarà attivo un link sulla Homepage per il download gratuito del volume. Mi piacerebbe che chi decidesse di scaricare il libro con la mano destra, con la sinistra si adoperasse per fare una piccola donazione all’ASTRO o all’AGMEN, anche simbolica, anche di un solo euro appena. Una donazione che significherebbe sostegno, continuo, a due associazioni che si adoperano senza sosta nell’aiuto dei Bambini in difficoltà e delle loro famiglie; un modo, se volete vederla da questa prospettiva, per onorare la memoria di quanti hanno sacrificato tutto, fin anche il loro bene più prezioso, per la salvaguardia dell’intera umanità.

Grazie in anticipo.

 

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PD

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LA META È DAVVERO TANTO VICINA

La maratona iniziata nel mese di dicembre che ha dato vita al progetto Černobyl’ – 30 anni dopo è quasi giunta alla sua naturale conclusione. Vendute tutte le immagini in un’asta che dal Caffè San Marco si è protratta fin nelle viscere della mia pagina Facebook, siamo quasi arrivati all’esaurimento delle copie del libro la cui giacenza posso contare sulle dita di DUE mani.
Per quelli che non sono riusciti ad averlo ancora, premetto che è mi intenzione di non andare in ristampa, ma che comunque hanno il desiderio di supportare la causa che ho sposato, comunico la possibilità di supporto alle associazioni AGMEN-FVG e ASTRO Trieste, tramite i link sottostanti. Vi invito, se avrete piacere, con due semplicissimi click a mandare il vostro contributo a sostegno diretto a queste due fantastiche realtà, magari utilizzando nella causale di versamento l’Hastag #insiemesepol
Dimostriamo, una volta di più, che anche le azioni di una singola persona possono avere delle ripercussioni positive su chi ci sta attorno e sull’ambiente circostante.
Un grazie particolare, oltre che a tutti quelli che si sono adoperati per la buona riuscita di questa iniziativa, va all’Amico Walter Klinkon (si, ho dovuto fare copia/incolla) per il supporto e la vicinanza alla causa. Ma questo sarà oggetto dell’articolo conclusivo di questa magnifica esperienza.
Grazie a tutti.
A presto.

dona agmen

dona astro

#insiemesepol

#iotifosveva

PD

In concomitanza con il Trieste Film Festival, conclusosi lo scorso gennaio con la premiazione dei film in concorso, si è svolta una “Call” per fotografi, professionisti e non, chiamati a ritrarre i protagonisti del festival. Mi si è presentata, tra capo e collo, la ghiotta occasione di implementare il mio lavoro di ritratto istantaneo sogni/anime includendo le fotografie raccolte al festival occasione che, ovviamente, non mi sono lasciato scappare…
Ho abbandonato, molto prima di scattare la prima fotografia, ogni velleità competitiva per dedicarmi totalmente alla creazione di un’opera unica per ogni soggetto utilizzando i ritratti istantanei fatti ai protagonisti del Festival, assieme alle cartoline promozionali che ho rivisitato in un Ready-Made istantaneo dedicato al Trieste Film Festival. Mi sono discostato, in fase di rielaborazione delle fotografie, dal progetto in corso sul ritratto introspettivo posato, per cercare di rendere gli scatti del festival triestino un lavoto unico in ogni sua parte.

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Per correttezza ho spedito tutto il materiale prodotto, in forma digitale, all’organizzazione del contest ringraziandoli sentitamente per la grossa occasione che mi hanno concesso. È stato davvero bello e gratificante vedere come tutti i personaggi ritratti nei giorni del festival si siano immediatamente interessati alla mia Leica Sofort stupiti, piacevolmente stupiti, del rifiorire della tecnica fotografica che Polaroid e il genio di Edwin Herbert Land resero celebri sopratutto dall’inizio degli anni settanta. La fotografia istantanea continua a riscuotere un vivo interesse, e questo è un bene. Si è sviluppato così un rapporto molto intimo, quasi magico, tra me e il soggetto ritratto fatto di una compiaciuta complicità frammista ad una spontanea curiosità, molto lontana dei ritratti rubati da lontano o dalle ingerenze dei fotografi da catena di montaggio del “si metta di lato/guardi l’obiettivo/si volti/si giri dall’altra parte/faccia un salto/ne faccia un altro/fai la riverenza/avanti un altro…”. I ritratti che ho avuto modo di catturare mi hanno regalato delle persone che si sono abbandonate totalmente al mio obiettivo con naturalezza, vero tratto essenziale a mio modo di vedere di un ritratto che sia quantomeno rappresentativo. Checché ne dica chicchessia.
Lunga vita al Trieste Film Festival quindi, e arrivederci alla prossima edizione!

L’immagine della cartoline promozionali del Festival, opportunamente manipolate, sono di: ISABELLE ADJANI, Berlin Wall, 1981 ©Dominique Issermann

Leica Sofort
FujiFilm Instax Mini Mono Chrome
INSTANT FILM
Ready-Made
COPIA UNICA – COLLEZIONE PRIVATA
©danielepeluso.com / Gennaio 2019

PD

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Vukovar – Torre dell’acqua Fujifilm FP-100 C | Polaroid Colorpack II

Le mie velleità editoriali partirono da questo punto.
Il progetto “Il Paese dai Tetti di Stelle”, nato dalla sinergica volontà e curiosità mia e degli indispensabili Luca e Maurizio, è stato il primo progetto fotografico a lungo termine che ho avuto modo di sviluppare da quando ho iniziato a tenere tra le mani un apparecchio fotografico.
Sarebbe dovuto essere il mio primo libro mandato in stampa; i casi della vita, a cui nessuno può sottrarsi nemmeno gli Dèi, mi hanno portato a pubblicare però prima il volume fotografico sul disastro nucleare di Černobyl’, accantonando di fatto il progetto sulla Croazia post-bellica iniziato nel lontano 2013.
Quasi conclusa l’esperienza con il primo volume (i libri rimasti sono sempre meno e la donazione contavo di farla entro febbraio) è già ora di rimettersi al lavoro per ripulire dalla polvere la grande mole di lavoro fatto fino a sei mesi fa.
Rimestando documenti tra gli archivi, ho inaspettatamente trovato un post che avrei dovuto pubblicare sul vecchio sito ma che – se non ricordo male – non ha mai visto la luce. Visto il contenuto significativo ancora oggi, lo pubblico in calce, in maniera da usarlo come sprone personale per farmi ripartire col piede giusto in questa nuova avventura.

Sarà un nuovo inizio e so che sarà una nuova lunghissima maratona: ma forte dell’esperienza avuta con il primo volume, unita ad una certa dose di entusiasmo, la strada, ne sono sicuro, sarà un po’ meno in salita. Sono già alla ricerca di un nuovo “obiettivo” benefico in modo da continuare a solcare la strada della beneficenza che ho avuto modo di percorrere negli ultimi mesi; di progetti interessanti e meritevoli ce ne sono a bizzeffe, basterà soltanto valutare con calma. Ma non ho fretta: in fin dei conti il lavoro è appena iniziato!

Tra una settimana, verosimilmente a quest’ora, starò vagando per la Slavonia o nei dintorni di Vukovar per mettere fine alla parte documentale del libro che iniziai a scrivere, grazie all’aiuto di due fedeli amici, più di due anni fa.
“Il paese dai tetti di stelle”, questo è il nome che verosimilmente il mio libro avrà, è stato un progetto fantastico, unico per quanto mi riguarda, che nel corso degli anni è stato in grado di farmi maturare come individuo, mettendomi davanti a delle realtà crude ed intense, capaci di segnarmi nel profondo.
Il libro è stata una scommessa con me stesso, una delle molteplici scommesse che, fino a questo momento, avevo sempre perso.
Da quando ho superato il periodo della pubertà, mi è sempre stato rinfacciato (a ragione) di non riuscire mai a portare una cosa a compimento, di non essere in grado di finire niente, di perdermi sempre per strada, accecato dalle lusinghe di progetti sempre migliori, sempre più ambiziosi, sempre più importanti di quelli che già avevo in piedi. Fosse stato un hobby o uno sport, non aveva grossa importanza. Non riuscivo a concludere mai niente con buona pace di chi mi stava vicino, ormai scoraggiato e deluso dal mio scostante ed indecifrabile comportamento.

Questo libro, invece, voluto fortemente dal sottoscritto, è stata la famosa svolta che, per la prima volta nella vita, mi ha fatto vedere a pochi passi di distanza la linea del traguardo, la bandiera a scacchi, la parola fine di un progetto. Sabato prossimo a quest’ora starò girando con la mia amata Polaroid per qualche villaggio croato distrutto dalla furia di una guerra che, lontano nei nostri ricordi d’infanzia, riuscì a sconvolgere la cara e vecchia Europa. Dopo aver viaggiato in lungo ed in largo per la Croazia, lontani mille miglia dalle rotte dei vacanzieri che tutto conoscono del paese a scacchi bianco rossi, avrà luogo finalmente l’ultima estenuante ricerca che, come punto d’arrivo, avrà Vukovar, la città martire per eccellenza nella guerra patriottica croata.

Sono molto combattuto, lo devo ammettere: da una parte sono felice di essere arrivato tutto intero (cosa assolutamente non scontata) alla fine di questo lungo viaggio, ma dall’altra, ad una settimana dalla partenza, sono già triste per la chiusura di questa che, posso dire a tutti gli effetti, è stata un’avventura fantastica. Scrivere un libro come sto tentando di fare, senza grosse basi ma armato solo di una grande passione, non è stata cosa semplice. Scrivere un diario di viaggio, parlando di un argomento così difficile – e credetemi, di ancora sconcertante attualità – è stato un impegno (anche emotivo) che non dimenticherò mai.

Spero avrete la voglia e la pazienza di seguirmi fino alla fine di questa fantastica avventura.

PD

Ho dovuto lasciar passare un po’ di tempo per riflettere, per smaltire la stanchezza e l’adrenalina accumulata in mesi di febbrili preparativi.
“Černobyl’ – 30 anni dopo” è stato un progetto che, durante l’asta finale, assieme ad un amico, ho voluto ribattezzare come “tornado d’anima”.
Il mio progetto fotografico, quello che all’inizio era una mia creatura piccola e storta, dalle gambe d’argilla e le spalle cadenti, è diventata con il passare dei mesi un monolite di marmo dagli arti solidi ed inscalfibili. E questo grazie al lavoro e alla dedizione di chi ha messo il suo personalissimo mattone nel mio piccolo insieme, spesso in silenzio, senza chiedere nulla in cambio. È per questo che ritengo il progetto che sta lentamente avviandosi verso la fine, un successo su tutti i fronti.
Ed è quindi giunta l’ora di dire GRAZIE.

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Grazie in Primis a Ingrid, Sandra, Sally, Titty e Fulvia che decisero di regalarmi il viaggio aereo fino a Kiev, in modo da poter realizzare questo progetto e in particolare grazie alla mia famiglia che sopporta di buon grado i miei viaggi, i miei progetti, le mie uscite fotografiche in giro per il mondo. Grazie a Marzia Postogna di Marziart illustration che ha saputo incanalare le mie idee confuse e sbilenche, dandomi una copertina meravigliosa e Diego di Bora.la che ha saputo dare vita ed ordine alle immagini e ai testi del volume/catalogo.
Grazie all’Amico Alessandro Sala per aver accettato con entusiasmo di curare la prefazione del libro. È stato davvero un onore averti al mio fianco, parte integrante di questo progetto.
Grazie a Michela Scagnetti per la pazienza pressoché infinita nell’essere la curatrice della mostra ma anche dispensatrice di buoni consigli e di solide idee, anche quando le cose erano diventate fumose e difficili. Grazie a Emanuela Incarbone di NONiO – non solo fotografia per avermi messo a disposizione spazi, cornici, sicurezze e cuore e grazie all’Antico caffè San Marco per la cordiale disponibilità.
Grazie alle meravigliose ragazze di Officina Istantanea nelle persone di Alessandra Scagnetti, Chiara Candotti e la sorella Paola che non si sono letteralmente risparmiate nemmeno una goccia di sudore affinché tutto risultasse perfetto.
Grazie a Massimiliano Muner e Leonardo Zannier per aver condotto un’asta spettacolare prendendosi cura di ogni singolo dettaglio operativo e tramutandola in un successo – per me – inimmaginabile.

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Foto di Michela Scagnetti

Mi sono accorto che durante tutto lo svolgere di questo progetto, mi sono trovato varie volte a dire grazie, e tutte le volte è stato un grazie vero, sincero, che proveniva dal profondo del cuore. Sono stati grazie che hanno creato in tutte le persone che ho avuto modo di incontrare una vera e propria onda di energia positiva che si è concretizzata nella solidarietà che tutti hanno voluto dimostrare con i contributi destinati alle associazioni che ho deciso di sostenere.
Grazie a tutti quelli che hanno comprato il libro (ne sono rimasti davvero pochi) e che stanno ancora partecipando all’asta on-line sulla mia pagina Facebook.
Grazie a tutti, anche a quelli che mi sono dimenticato di citare.
Grazie a nome di tutti quelli che hanno messo cuore e cervello su questo progetto.
Ma no non finisce qui: sono già pronto a ricominciare a fotografare per dare vita a nuovi progetti, con un notevole bagaglio di esperienza in più e tanta voglia di trovare nuove sfide.

Dal vostro fotoamatore itinerante per oggi è tutto: buone feste!

Daniele

#iotifosveva

#insiemesepol

PD

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Ancora pochi giorni per visitare la mostra “Černobyl’ – 30 anni dopo” all’Antico Caffè San Marco di Trieste.

Ci vediamo:

Domenica 16 dicembre 2018 alle ore 18:30 in via Battisti 18 per l’asta benefica delle fotografie esposte.

Tutto il ricavato dell’asta, assieme a molto dei proventi della vendita del libro/catalogo, saranno devoluti in beneficenza grazie all’indispensabile aiuto della Associazione Officina Istantanea di cui sono – orgoglioso – socio.

A domenica!

Insieme #sepol

#iotifosveva

PD

“Ora che ho perso la vista, ci vedo di più”

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Quando tutto sembra perduto, bisogna ripartire da quello che si ha.
Sono passate due settimane da quando, un gesto vile e infame da parte di un verme nascosto nell’ombra, ho perso gran parte della mia attrezzatura fotografica, digitale e istantanea. La mia fedele Nikon e la mia amatissima Leica, fulcro indispensabile di molti miei progetti, mi sono state tolte e non torneranno più.
La botta si è fatta sentire, violenta come un treno in corsa preso in pieno muso, tanto da farmi perdere quasi del tutto la voglia di riemergere da questo pantano fatto di nostalgia e rancore. Ho perso giornate intere a rodermi fegato ed anima, pensando a tutto quello che avevo perso. Poi mi sono risvegliato, ho aperto gli occhi e ho riacceso la luce. Mi sono detto che non potevo stare troppo a piangere sul latte versato e che dovevo darmi uno bello scossone.
Lo scrivo qui, come promemoria, solo come sprone.
Mi hanno colpito, ma non mi sono arreso.

A presto.

PD

La fotografia è il demone che ho scelto, o forse è stata la fotografia a scegliere me. Non ho nemmeno iniziato a lavorare sul progetto Černobyl’ che ho già sviluppato un nuovo lavoro interamente dedicato alla fotografia istantanea.
Il nuovo progetto è quanto di più distante ci possa essere rispetto all’idea stessa di fotografia che avevo quando ho iniziato a dedicarmi a questa splendida Arte. Vent’anni fa non avrei mai pensato di fotografare la gente; da giovanissimo trovavo i ritratti una cosa fastidiosa, inutile, un tipo di fotografia che mai si sarebbe radicata in me. Quattro lustri più tardi, dopo aver passato gli ultimi dieci anni a fotografare eventi sportivi, musicali e in generale ogni tipo possibile di umanità, ho dato il via ad un progetto di ritratto molto intimo e introspettivo, ribattezzato #sogni / #anime.
Il titolo del progetto è ancora provvisorio, instabile e traballante come me e le mie idee, anche se nella parziale inadeguatezza riesce a racchiudere in sé lo scopo dell’intero progetto: riprendere, nei limiti del possibile, le diverse anime che popolano Trieste. Ho scelto la fotografia istantanea in modo da rendere i soggetti ritratti delle vere e proprie opere d’arte, irriproducibili e senza nessun artefizio tecnologico, in modo da poterne cogliere la vera essenza, appunto, istantanea.

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Ho iniziato a ritrarre le varie anime che popolano questa città eternamente persa tra passato e presente, lontana da tutto ma al centro di un tutto ancora più grande, piena zeppa di talenti, eccellenze, idee e occasioni. Ho cercato di dare spazio a chi ha reso onore al nome di Trieste in giro per il mondo, a chi si è trovato qui per caso o solo di passaggio, ma anche alle persone che ho ritenuto “interessanti” nel corso del mio quotidiano, indipendentemente dal sesso, razza, religione o gusti musicali.
Raccolgo così i ritratti di individui molto diversi tra loro, e mi diverto un sacco a farlo perché la fotografia è conoscenza e socializzazione, è scoperta ed incontro, perché ritrarre gli altri ti dà la possibilità di svelare una parte intima e nascosta che solo attraverso l’obiettivo del fotografo riesce a carpire.
Ho appena iniziato e già mi sto divertendo parecchio: vi racconterò del pranzo con uno dei più grandi fotoreporter al mondo e della sua grande umanità, o dello scatto mordi e fuggi con un virologo di fama internazionale, o dei scampoli di fotografia raccontata dai ricordi di un noto conduttore radiofonico, ma anche della tatuatrice giramondo e della autista di autobus perennemente in ritardo. Anime uniche e preziose.
Umanità diverse che si sono date appuntamento a Trieste, in questo lembo di terra tra cielo e mare dove nulla succede per caso, nemmeno gli incontri più improbabili.

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LA MOSTRA FOTOGRAFICA

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Černobyl’ – 30 anni dopo non è solo un libro fotografico!

Il progetto, infatti, è molto più articolato ed è giunto il momento di rivelarne una sostanziosa parte.
Le fotografie che compongono il libro saranno infatti esposte nella prestigiosa location triestina dell’Antico Caffè San Marco di Trieste dal 10 al 16 dicembre 2018.
La mostra, curata da Michela Scagnetti e dall’insostituibile lavoro dell’Officina Istantanea, raccoglierà nel magnifico caffè triestino, ritrovo di artisti ed intellettuali come Saba, Svevo, Joyce e Magris, tutte le immagini istantanee raccolte nel volume che sarà distribuito a partire dal giorno stesso dell’inaugurazione.
Alla fine della mostra, DOMENICA 16 dicembre, l’appuntamento si rinnoverà per la vendita delle immagini esposte. Le fotografie saranno infatti vendute, in un’asta aperta a tutti, e il cui ricavato sarà interamente devoluto in beneficenza all’associazione A.G.M.E.N. di Trieste a all’associazione ASTRO, realtà operanti presso l’Ospedale Infantile Burlo Garofolo di Trieste.
L’appuntamento è fissato quindi per l’inaugurazione della mostra:

Lunedì 10 dicembre 2018 alle ore 18:30 in via Battisti 18 presso l’Antico Caffè San Marco

Ricordo che anche parte dei ricavati del volume/catalogo “Černobyl’ – 30 anni dopo” verranno devoluti in beneficenza assieme alle offerte che ognuno deciderà di fare. L’intero progetto è nato sull’onda del sostegno alla causa #iotifosveva e per dare un contributo tangibile a tutti quei bambini che combattono, assieme alla nostra piccola amica, una battaglia durissima per la loro vita assieme alle loro famiglie. È per questo motivo che ho scelto, assieme alle persone che si sono prodigate nella realizzazione di questa mostra, di donare il ricavato della vendita delle immagini a queste due associazioni: una maniera concreta di aiutare, sul campo, chi aiuta.

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ritrratto eirik

«Papà! Papà, posso farti una fotografia?»
«Ma amore, lo sai che a papà non piace essere fotografato. E poi non credo che tu voglia davvero fotografare un cinghiale…»
«Ma papà, tu non sei un cinghiale!»
«Beh, insomma. Comunque va bene dai, tira fuori la tua macchina fotografica e dacci dentro.»
«Papà io vorrei fotografarti con una delle tue macchinette però. Vorrei provare quella strana che sta sul tavolo.»
«Quella istantanea, Eirik? Quella che sputa fuori subito la fotografia senza nemmeno la compassionevole passatina con photoshop per sembrare un essere umano?»
«Quella che fa uscire subito la foto!»
«Ecco, perfetto. Va bene dai, prendila in mano, accendila, mira la tua preda irsuta e scatta. Ricorda che hai un solo colpo, una sola possibilità per fare bene. One shot, one kill.»
«Si, tranquillo. Grazie papà.»
«Grazie a te, Eirik.»

PD