Una dedica ad una donna.
Una dedica a tutte le donne.
Alle donne che si impegnano, alle donne che studiano e che evolvono, alle donne che danno il meglio di loro stesse per raggiungere obiettivi sempre più ambiziosi.
Alle donne che sognano, alle donne che sperano, che non si arrendono, alle donne che amano, alle donne che non si fermano mai.
Alle donne che ispirano, che si fanno ispirare, alle donne che segnano la strada.
Alle donne che guardano avanti.

Nell’opera “A Maria”, il mio pensiero ad una donna di scienza. A Maria: una donna caparbia, testarda, fermamente convinta che il miglioramento sociale doveva passare attraverso il miglioramento di ogni singolo individuo. Una donna che aveva fatto del sapere un faro splendente e lo condivideva con chi ne aveva bisogno. Una donna che ha illuminato il mondo attraverso la fiaccola della conoscenza è ha indicato la strada a molti.
Dedicato a Maria Salomea Skłodowska.
Per il mondo, Marie Curie.

Sono fra coloro che pensano che la scienza abbia una grande bellezza. Uno studioso nel suo laboratorio non è solo un tecnico, è anche un bambino messo di fronte a fenomeni naturali che lo impressionano come una fiaba. Non dobbiamo lasciar credere che ogni progresso scientifico si riduca a dei meccanismi, a delle macchine, degli ingranaggi, che pure hanno anch’essi una loro bellezza. Io non credo che nel nostro mondo lo spirito d’avventura rischi di scomparire. Se vedo attorno a me qualcosa di vitale, è proprio questo spirito d’avventura che mi sembra impossibile da sradicare, e che ha molto in comune con la curiosità.

Maria

Mosaico di 9 Fuji Square Black Frame
Fuji Square SQ10 – Multiesposizione
Ready- Made 2020
©danielepeluso.com

PelusoDaniele.png

Tutto accade per caso, o quasi.

Molto di quello che produco, in termini artistici, fotografici o narrativi, avviene per puro caso.

Ed è stato un puro caso la mia folgorazione per i romanzi di Banana Yoshimoto (吉本ばなな), prolifica scrittrice giapponese, i cui romanzi sono stati capaci di fulminarmi con la velocità del fulmicotone. Al netto della critica letteraria che spesso ha bersagliato l’autrice di Tokyo, posso testimoniare senza timore alcuno di essere stato così coinvolto nella sua scrittura rapida, snella e fluente da aver terminato Kitchen in un giorno e mezzo e Tokage (Lucertola) in un paio d’ore, non di più. Una magia indiscutibile.

Tutto accade per caso, e questa folgorazione non è da meno. Ho trovato i libri di Banana (si, lo so, è un nome estremamente buffo) riposti ordinatamente nello spazio di book sharing del mio bar preferito e non ho resistito. Galeotta è stata la copertina di Lucertola del volume economico della Feltrinelli: una composizione dal sapore “istantaneo” che mi ha catturato ancor prima di poter prendere il libro in mano.

La copertina di Kitchen, arrivata ai miei occhi pochi istanti dopo, ha fatto il resto. Ecco quindi spiegato il mio omaggio fatto di getto, quasi senza pensare, alla talentuosa scrittrice che, come una calda brezza marina, è riuscita a dischiudere davanti ai miei occhi un mondo nuovo, inedito, lontano ed affascinante.

justBANANA#01a

Just BANANA #1A
Fuji Instax Square – Batch 2K03339
Ready-Made della copertina del volume “Kitchen” Universale Economica Feltrinelli
ISBN 99-07-81243-6
su supporto FABRIANO HOT PRESS SATINATO
25% cotone 200g/sqm
22,9 x 30,5 cm
2020 PEZZO UNICO a breve nello SHOP

justBANANA#01b

Just BANANA #1B
Fuji Instax Square – Batch 2K03339
Ready-Made della copertina del volume “Kitchen” Universale Economica Feltrinelli
ISBN 99-07-81243-6
su supporto FABRIANO HOT PRESS SATINATO
25% cotone 200g/sqm
22,9 x 30,5 cm
2020 PEZZO UNICO a breve nello SHOP

PD

“Ora che ho perso la vista, ci vedo di più”

20181010_072759

Quando tutto sembra perduto, bisogna ripartire da quello che si ha.
Sono passate due settimane da quando, un gesto vile e infame da parte di un verme nascosto nell’ombra, ho perso gran parte della mia attrezzatura fotografica, digitale e istantanea. La mia fedele Nikon e la mia amatissima Leica, fulcro indispensabile di molti miei progetti, mi sono state tolte e non torneranno più.
La botta si è fatta sentire, violenta come un treno in corsa preso in pieno muso, tanto da farmi perdere quasi del tutto la voglia di riemergere da questo pantano fatto di nostalgia e rancore. Ho perso giornate intere a rodermi fegato ed anima, pensando a tutto quello che avevo perso. Poi mi sono risvegliato, ho aperto gli occhi e ho riacceso la luce. Mi sono detto che non potevo stare troppo a piangere sul latte versato e che dovevo darmi uno bello scossone.
Lo scrivo qui, come promemoria, solo come sprone.
Mi hanno colpito, ma non mi sono arreso.

A presto.

PD