Trieste in Blu

Tempo fa mi finirono per le mani due pacchetti nuovi dell’Impossible Project per la SX-70.
Era da un po’ di tempo che non utilizzavo il vecchio gioiellino nato dal genio di Edward Land e decisi, complice una giornata a dir poco meravigliosa, di dare una nuova opportunità alle pellicole prodotte dal progetto istantaneo olandese. Premetto che di film della fabbrica che riprese in mano le sorti della gloriosa Polaroid ne ho comperati davvero molti, spendendo una vera e propria fortuna (con risultati obiettivamente scadenti), quindi tornare a scattare con i nuovi film era una sfida che avevo deciso di accettare spinto da una incontenibile curiosità.
Quello che ne è uscito è questa serie di immagini di #Trieste colte all’apice del mio momento minimalista – momento che per fortuna non è ancora terminato.

Černobyl’ – 30 anni dopo | LA MOSTRA

LA MOSTRA FOTOGRAFICA

CHERNOBYLMASK

Černobyl’ – 30 anni dopo non è solo un libro fotografico!

Il progetto, infatti, è molto più articolato ed è giunto il momento di rivelarne una sostanziosa parte.
Le fotografie che compongono il libro saranno infatti esposte nella prestigiosa location triestina dell’Antico Caffè San Marco di Trieste dal 10 al 16 dicembre 2018.
La mostra, curata da Michela Scagnetti e dall’insostituibile lavoro dell’Officina Istantanea, raccoglierà nel magnifico caffè triestino, ritrovo di artisti ed intellettuali come Saba, Svevo, Joyce e Magris, tutte le immagini istantanee raccolte nel volume che sarà distribuito a partire dal giorno stesso dell’inaugurazione.
Alla fine della mostra, DOMENICA 16 dicembre, l’appuntamento si rinnoverà per la vendita delle immagini esposte. Le fotografie saranno infatti vendute, in un’asta aperta a tutti, e il cui ricavato sarà interamente devoluto in beneficenza all’associazione A.G.M.E.N. di Trieste a all’associazione ASTRO, realtà operanti presso l’Ospedale Infantile Burlo Garofolo di Trieste.
L’appuntamento è fissato quindi per l’inaugurazione della mostra:

Lunedì 10 dicembre 2018 alle ore 18:30 in via Battisti 18 presso l’Antico Caffè San Marco

Ricordo che anche parte dei ricavati del volume/catalogo “Černobyl’ – 30 anni dopo” verranno devoluti in beneficenza assieme alle offerte che ognuno deciderà di fare. L’intero progetto è nato sull’onda del sostegno alla causa #iotifosveva e per dare un contributo tangibile a tutti quei bambini che combattono, assieme alla nostra piccola amica, una battaglia durissima per la loro vita assieme alle loro famiglie. È per questo motivo che ho scelto, assieme alle persone che si sono prodigate nella realizzazione di questa mostra, di donare il ricavato della vendita delle immagini a queste due associazioni: una maniera concreta di aiutare, sul campo, chi aiuta.

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FIRMANERA200

Da padre a figlio

ritrratto eirik

«Papà! Papà, posso farti una fotografia?»
«Ma amore, lo sai che a papà non piace essere fotografato. E poi non credo che tu voglia davvero fotografare un cinghiale…»
«Ma papà, tu non sei un cinghiale!»
«Beh, insomma. Comunque va bene dai, tira fuori la tua macchina fotografica e dacci dentro.»
«Papà io vorrei fotografarti con una delle tue macchinette però. Vorrei provare quella strana che sta sul tavolo.»
«Quella istantanea, Eirik? Quella che sputa fuori subito la fotografia senza nemmeno la compassionevole passatina con photoshop per sembrare un essere umano?»
«Quella che fa uscire subito la foto!»
«Ecco, perfetto. Va bene dai, prendila in mano, accendila, mira la tua preda irsuta e scatta. Ricorda che hai un solo colpo, una sola possibilità per fare bene. One shot, one kill.»
«Si, tranquillo. Grazie papà.»
«Grazie a te, Eirik.»

 

Alta | La prima Magia

alta

Era una notte buia e tempestosa.
Tutte le grandi storie cominciano pressapoco così.
Persi in una perturbazione nel bel mezzo del Mar di Norvegia, viaggiavamo in direzione Nord, verso la placida e sonnacchiosa Honningsvåg.

Sull’ultimo ponte della nave, un veloce e comodo postale della conosciutissima compagnia Hurtigruten, si ballava come al centro di una affollata balera romagnola.
La prua della “Midnatsol” beccheggiava in maniera considerevole sotto le imponenti onde che erano penetrate tra le isole chiamate a proteggere il Finnmark dalla violenza dei marosi. Un vento gelido, portatore di fischi, ululati e sibili, scuoteva i vetri dell’imbarcazione che, con non poca fatica, cercava di guadagnarsi le calme e placide acque di un porto sicuro.
Il comandante della nave, con una decisione coraggiosa, decise di far rotta verso la città di Alta, piccolo centro urbano conosciuto ai più per le famosissime incisioni rupestri (Helleristningene i Alta) che riposano da secoli nei pressi di Jiepmaluokta a pochi chilometri dal centro abitato. Ovviamente la sosta non era programmata, ma contro Madre Natura c’era davvero poco da fare. Era la prima volta che mi fermavo per la notte in una nave attraccata in porto, esperienza strana oserei dire.

Quando scese la sera decidemmo di fare un giro per i dintorni, ma dovemmo desistere quasi subito vista l’enorme quantità di neve che si era abbattuta sul porto e nelle strade circostanti. Poco male, la cambusa del vecchio postale ci sarebbe venuta sicuramente in soccorso. Bevemmo qualche birra al bar della nave, sperando di avere almeno l’opportunità di vedere le aurore boreali, visto che a Tromsø, in quei giorni, aveva nevicato che Odino la mandava.
Presi il mio fido treppiedi e la macchina fotografica, deciso a portare a casa qualcosa di decente da consegnare ai posteri. Il cielo era velato sopra il “Gruta”, decisamente nuvoloso verso la città. Qualche piccola aurora decise di far capolino dietro le colline, a pochi passi dall’ingresso al porto, solo per stuzzicare le voglie fotografiche dei congelati astanti. Poca roba però; sapevamo che il cielo poteva, e doveva, dare di meglio.
Trovammo un posto perfetto per preparare il cavalletto, lontano dalla ressa di fotografi occasionali pronti ad immortalare il verde del cielo a mano libera.
Tutto era nel posto giusto: la mia fedele Nikon D200 era pronta a ragliare al freddo intenso del gennaio norvegese, preparata ad immortalare, ad ogni mio comando, ogni piccola e impercettibile variazione cromatica della volta celeste.
Non dovemmo aspettare poi tanto: tutto d’un tratto, da un ammasso di grigie nuvole che sovrastavano una città silente, una lingua di fuoco verde iniziò a serpeggiare impazzita sopra le nostre teste. Un delirio di click di otturatori impazziti ruppero il silenzio della notte, nella magia della mia prima vera Aurora Boreale.
Riuscii a portare qualche buon scatto a casa, ma la difficoltà di fotografare l’aurora in quelle condizioni fu evidente fin da subito. Anche se praticamente impercettibile, il movimento ondulatorio della nave faceva a botte con i tempi lunghi di esposizione della macchina fotografica che registrò, suo malgrado, un “mosso” quasi onnipresente.
Poco male per la tecnica e la pulizia della fotografia: fu una delle esperienze più incredibili in terra norvegese fino ad allora. E anche se di foto alla aurore ne ho fatte ancora moltissime, questa “lingua di drago” resterà sempre nel mio cuore come la prima di una lunga e fortunata serie.

Tusen Takk Norge, jeg elsker deg!

Albergo d’Anima

Ho passato un’infinità di tempo per cercare di capire, per ricreare con la fotografia le immagini che via via si fissavano nella mia mente. Ho comperato libri, tutorial più o meno prestigiosi, ho acquistato riviste, monografie e racconti fotografici. Ho vivisezionato riviste, cataloghi, reportage e pubblicità per cercare di capire il linguaggio del fotografo, per analizzarne le prospettive, per carpirne i segreti più reconditi. Da vent’anni a questa parte non c’è stato un solo giorno in cui io non abbia messo occhi e cuore dietro ad un obiettivo e non abbia scattato una fotografia.

Ho speso una fortuna in sviluppo e stampa, in corpi macchina e in obiettivi, alla spasmodica ricerca del miglioramento continuo, pur essendo solo un amante della fotografia o, meglio, un amatore. Ho avuto cocenti delusioni e inimmaginabili trionfi.

Tempo fa decisi di vendere tutto e di non scattare più fotografie, a nessuno. E così feci, ma per un lasso di tempo infinitamente contenuto. Non ho potuto restare lontano da questa strana e maledettamente attraente alchimia fatta di luci e di ombre, di cose palesate e di segreti nascosti.

Apro questo spazio con l’obiettivo dichiarato di renderlo un contenitore eterogeneo di tutto quello che farò, da oggi in poi, e di tutto quello che ho fatto fino ad ora e che non ho mai fatto vedere a nessuno. Uno spazio che mi piace pensare come il mio Albergo d’Anima, un luogo dove esternare tutto quello che ho tenuto dentro. E come  immagine di copertina ho scelto una fotografia a me particolarmente cara: un obiettivo raggiunto, un lavoro ben fatto, un’emozione incontenibile.

In foto: James Alan Hetfield – Metallica ©pelusodaniele

Benvenuti

ritrattoBenvenuti sul mio nuovo sito danielepeluso.com

In queste pagine potrete trovare tutta la mia produzione fotografica passata, il mio inquieto presente e tutti i progetti per il futuro. Tutto in un unico contenitore ermetico, una scatola del tempo virtuale in cui riverso frammenti di vita, schegge impazzite fatte di luoghi e persone, racconti di vita e di tutto quello che mi circonda.