Una dedica ad una donna.
Una dedica a tutte le donne.
Alle donne che si impegnano, alle donne che studiano e che evolvono, alle donne che danno il meglio di loro stesse per raggiungere obiettivi sempre più ambiziosi.
Alle donne che sognano, alle donne che sperano, che non si arrendono, alle donne che amano, alle donne che non si fermano mai.
Alle donne che ispirano, che si fanno ispirare, alle donne che segnano la strada.
Alle donne che guardano avanti.

Nell’opera “A Maria”, il mio pensiero ad una donna di scienza. A Maria: una donna caparbia, testarda, fermamente convinta che il miglioramento sociale doveva passare attraverso il miglioramento di ogni singolo individuo. Una donna che aveva fatto del sapere un faro splendente e lo condivideva con chi ne aveva bisogno. Una donna che ha illuminato il mondo attraverso la fiaccola della conoscenza è ha indicato la strada a molti.
Dedicato a Maria Salomea Skłodowska.
Per il mondo, Marie Curie.

Sono fra coloro che pensano che la scienza abbia una grande bellezza. Uno studioso nel suo laboratorio non è solo un tecnico, è anche un bambino messo di fronte a fenomeni naturali che lo impressionano come una fiaba. Non dobbiamo lasciar credere che ogni progresso scientifico si riduca a dei meccanismi, a delle macchine, degli ingranaggi, che pure hanno anch’essi una loro bellezza. Io non credo che nel nostro mondo lo spirito d’avventura rischi di scomparire. Se vedo attorno a me qualcosa di vitale, è proprio questo spirito d’avventura che mi sembra impossibile da sradicare, e che ha molto in comune con la curiosità.

Maria

Mosaico di 9 Fuji Square Black Frame
Fuji Square SQ10 – Multiesposizione
Ready- Made 2020
©danielepeluso.com

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Dylan Dog lo sapeva già.

Dylan Dog lo sapeva già nel lontano 1993. Nella sfera magica, nell’arcano Palantír, già si potevano intravedere i nefasti influssi del Corona Virus.

Nell’isterica follia, nella perdita del senno, in un universo parallelo fatto di cellulosa e inchiostro si sono già consumate speranze ed umane follie. Potere della fantasia.

dyd_raffreddore
Mosaico di 4 Fuji Square Black Frame
Fuji Square SQ10
Ready- Made 2020
©danielepeluso.com

“18 gennaio: sempre più virulenta l’epidemia di raffreddore che sta colpendo praticamenteil mondo intero…”

“12 febbraio: il super-raffreddore, come ormai viene chiamato, sembra inarrestabile. Le vittime si contano ormai a centinaia di milioni. Gli scienziati di tutto il mondo lavorano giorno e notte alla disperata ricerca di un antidoto…”

“03 marzo: questo è l’ultimo numero del Times. Che il signore abbia pietà di questo piccolo pianeta e delle nostre anime…”

Tratto da: Dylan Dog – Numero 77

“L’ultimo uomo sulla terra”

di Sclavi/Roi – Sergio Bonelli Editore

La mia Call for Artists “Rendi la Tua Vita un’Opera d’Arte” sosterrà la neonata associazione #iotifosveva.

Oggi 20 febbraio 2020 la nuova associazione è stata ufficialmete presentata dagli Amici Marta e Paolo a stampa ed istituzioni nella meravigliosa cornice del Savoia Excelsior Palace Hotel di Trieste. È quindi giunto il momento di rivelare i beneficiari della mia iniziativa artistica che cercherà, nel corso dei prossimi mesi, di raccogliere tutto il bene che l’Arte può esprimere per tramutatarlo in fattivo sostegno ad una causa che mi sta a cuore in maniera particolare.

Oggi, 20 febbraio, ricevo un particolare regalo di compleanno, potendo “svelare” publicamente di sostenere questa nuova realtà associativa nata dalla ferrea volontà dei genitori di Sveva che hanno lavorato senza sosta in questi ultimi mesi affinchè l’associazione che porta il nome della loro bambina vedesse la luce. Una associazione che lavorerà per supportare i bambini ricoverati presso il reparto Oncologico dell’Ospedale Infantile Burlo Garofolo di Trieste con un occhio di riguardo alla loro sfera emotiva, supportandoli in maniera da motivarli e sostenerli attivamente durante i momenti più duri della degenza e della terapia.

call2020

Devo personalmente molto a Sveva.
Ed è una cosa tra me e lei.

Sveva mi ha indicato la strada da percorrere con la mia fotografia, una strada che io non vedevo e che era lì, proprio dietro l’angolo, bastava saper dove – e come – guardare. La sua battaglia, la sua tenacia, il suo sorriso anche nei momenti più bui e dolorosi sono stati un esempio, non solo per il sottoscritto. Il suo coraggio e il suo attacamento alla vita non sono facili da descrivere a parole, quindi cercherò per una volta di essere meno prolisso e non mi perderò nei meandri della scrittura.

Mi limiterò a dire che Sveva è stata una bambina felice, e questo in fin dei conti è quello che davvero conta più di tutto. Cos’è l’Arte se non gioia di vivere in tutte le sue innumerevoli sfaccettature? L’Arte è vita, l’Arte è la sublimazione di quanto di bello l’essere umano è in grado di concepire ed è per questo che l’Arte è chiamata a sostenere chi vive in partricolari difficoltà.

In tanti si sono interessati a questa mia iniziativa; alcuni mi hanno contattato direttamente contribuendo in modo splendido alla causa. Molti artisti mi hanno già confermato la loro presenza, altri lo faranno a breve. Nella pagina del sito dedicata all’iniziativa la lista degli artisti verrà sempre aggiornata in tempo reale.

“Rendi la Tua Vita un’Opera d’Arte”, sarà una fantastica ed avvincente cavalcata che si concluderà con un’asta benefica che aiuterà che ha deciso di aiutare.

Credo non ci sia nulla di più genuinamente meraviglioso come questo.

Aiutami ad aiutare, diffondi questo messaggio.

IO TIFO SVEVA

…e lo farò per sempre!

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Tra tutti i Fumetti che giornalmente affollano le nostra edicole, Tex è sicuramente il più presente, conosciuto e longevo di tutti. Nato nel 1948 dall’idea di Gianluigi Bonelli e Galep, Tex è divenuto nel corso di settant’anni il simbolo indiscusso del made in Italy del fumetto, guadagnando di fatto l’immortalità grazie alle sterminate schiere di affezionati che continuano a seguirne le gesta.

Nel mio mosaico Fuji, l’omaggio al Ranger texano disegnato in una magnifica copertina da uno dei più grandi fumettisti che il nostro bel paese abbia visto mai: Claudio Villa.

Il whisky non cambia sapore a seconda della simpatia di chi lo offre. (Tex Willer)

Tex 700

Mosaico di 9 Fuji Square Black Frame
Fuji Square SQ10 – esposizione multipla
Ready- Made 2020
©danielepeluso.com

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Dopo i Metallica, spazio agli Slayer.

Ma io, chi sono?

Da dove vengo e, sopratutto, cosa ci faccio qui?

(Piccola analisi sulla fotografia live e sul perché io sia diventato un fotografo musicale.)

Sono diventato un fotografo musicale, ed ho praticato questo meraviglioso hobby per quasi una decade, solo ed esclusivamente per questo momento.

Se torno indietro nel tempo, se mi auto-analizzo, il passato si fa chiaro ai miei occhi stanchi.

Chi cazzo sono?

Da dove vengo?

Perché sono stato qui?

Andiamo con ordine.

Posto da me medesimo difronte ad una scelta, la fotografia e la musica contro lo sport, la scelta è caduta sulla musica. E ringrazio gli Dèi per aver guidato la mia mano, il mio occhio e il mio cuore, verso la vita da trincea nel Photo pit, coperto da pioggia, fango, sputi, gomme americane nei capelli, sole cocente e pessima birra a migliaia di euro.

Ho scelto la fotografia musicale per poter fotografare loro: gli Slayer. Questa è l’unica verità. E sono riuscito nel mio intento.

Alfa ed Omega del mio gusto musicale, paladini per decenni di quello che io ho sempre cercato nella musica, alfieri di un mondo che non esiste più.

Nella galleria sottostante, il mio commiato.

Dagli Slayer, dal sito che è stato per il sottoscritto un punto di riferimento imprescindibile e per cui posso ben dire di aver sputato sangue, da quella che fu la mia giovinezza. Non solo metaforicamente parlando.

Nelle immagini, pessime, raffazzonate ed approssimative di chi scatta con gli occhi invasi dalle lacrime si può leggere l’addio ad una delle mie ragioni di vita (musicali), ad una guida, ad un modo d’essere, ad una attitudine.

Dopo la morte di Jeff, mi ripromisi che quello sarebbe dovuto essere l’ultimo rendez-vous con il gruppo di Los Angeles, California.

Avrei potuto postare migliaia di foto migliori scattate alla band, queste però sono le più significative, quelle con più anima, quelle con più cuore.

A quest’ultime, allego il mio pensiero il giorno in cui venni a conoscenza della morte di Jeffrey John Hanneman, una fottuta mattina di maggio che mai scorderò. Brutta testa di cazzo, cosa mi hai combinato?

Rotto il giocattolo, finito il giro sulla giostra, il tempo di dirsi addio è arrivato da tempo.

Farò finta di non essere mai cambiato, di essere sempre quella mina vagante che si aggirava, sinistra, sotto quel palco.

Farò finta.

“Memories keep love alive
Memories will never die”

“Con la tua morte, caro Jeff, probabilmente si chiude definitivamente quel periodo della mia vita che più si lega alla gioventù. Quel tempo in cui tutto era possibile perché i limiti erano fatti esclusivamente per essere abbattuti. Una gioventù randagia fatta di musica, di birre calde bevute sulle spiagge, di concerti fangosi e di lividi.

Lividi ovunque.

Lividi che questa mattina riscopro nell’anima Jeff, e che scompariranno, lentamente, come fossero fantasmi di un tempo perduto. Ci si rende conto che la vita continua, felice, con i nuovi ritmi, i nuovi obiettivi, le nuove ambizioni. Continua anche in quella parte adolescenziale che continua a vivere, sempre, magari rinchiusa in un piccolo angolo di cuore e che esce, prepotentemente, quando si accendono gli ampli, quando la folla ruggisce, quando si spengono le luci e ci ritrova abbracciati, fratelli sconosciuti, sotto quel palco.

Gioventù perduta nel tempo e che non ha mai smesso di sognare. Gioventù di cui tu facevi parte, Jeff, ed ora che non ci sei più pian piano si dissolve nelle lacrime amare di chi ti ricorda. Con te le gioventù tramonta per far posto all’adulto che devo essere. Con la tua morte muore un gruppo che mi ha fatto compagnia, che mi accompagnato nelle crescita, che è stato la colonna sonora di un periodo fantastico. Il futuro che ho davanti, sono convinto, sarà altrettanto meraviglioso. Ma si è chiuso un capitolo importante, oggi 3 maggio, ed è forse giusto così. Potere della musica. Potere del legame che, indistintamente, ci unisce tutti dal primo all’ultimo. Ovunque tu sei ora, grazie.
Vaffanculo Jeff: “That life is unconditional and death is only the beggining! The pain will never end…”
Per Sempre Slayer.

Jeffrey John Hanneman. Oakland 31/01/64 – Los Angeles 02/05/13

Farò finta, sapendo bene di non riuscirci.

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