For Whom the Bell Tolls – Una notte con i Metallica

«Allora, sentimi bene… Sei pronto?»
«Boh, credo di si.»
«Credi di si, o ne sei sicuro? Guarda che non ho voglia di stronzate, non questa sera.»
«Tranquillo: ci sono, ci sono. Non preoccuparti, andrà tutto bene.»
«Andrà tutto bene? Davvero? E dall’alto di quale esperienza, dimmi, sei sicuro che andrà tutto bene, eh? Ascolta, fino ad oggi hai fotografato piccoli gruppi in piccoli club di provincia, lontano dagli occhi di chi conta davvero, e le tue foto se le sono filate davvero in pochi.»
«Si, me ne rendo conto.»
«Ma che bravo. Te ne rendi persino conto, guarda te. Ed io che pensavo di avere a che fare con un coglione, pensa. Allora, sentimi bene: c’è la fila di fotografi con i controcoglioni qui fuori che aspettano solo una minima occasione per fottere te, la tua macchinetta da quattro soldi, il tuo obiettivo di seconda scelta e la tua rubiconda facciona con quei bei occhioni blu da cerbiatto.»
«Capisco, ma…»
«…ma, maaaa, ma proprio per un cazzo! Ascolta: perché mai dovrei mandarti sotto quel palco, in mezzo alla calca più infernale degli ultimi anni, a fotografare uno dei concerti più attesi dal popolo del Metal degli ultimi trent’anni? Eh? Dai, dimmelo! Dammi una sola motivazione che sia minimamente plausibile. Dai, ti ascolto.»
«Beh, in primis perché me lo sono meritato. Ho lavorato sodo per essere sotto quel palco e penso di essere la persona più adatta a stare in quel pit.»
«MA GUARDA CHE RAZZA DI CAZZONE MI SI PARA DAVANTI! SE LO MERITA, IL SIGNORINO!»
«Si, me lo merito. E non gridare perché tanto ti sento comunque. Poi ho fatto esperienza in questi mesi e sono arrivato qui pronto a fare di tutto per portare a casa un buon lavoro.»
«Ebbe! E si! Alla faccia dei fotografi veri che si sono fatti il culo per decenni per essere pronti per queste occasioni. Ha lavorato mesi, lui. Capirai…»
«Poi, per concludere, devo andare a fotografare i Metallica oggi, al Big 4 di Milano, perché in realtà tu non esisti. Sei il frutto della mia immaginazione e proprio mentre sto perdendo tempo con te è partito l’intro. È ora di svegliarsi e di darsi una mossa, cazzone…»

Le note di Morricone squarciarono l’aria sopra Milano. Mi risvegliai dal torpore mentre Tuco Benedicto Pacifico Juan María Ramírez era intento a correre a perdi fiato tra le tombe dalle scalcinate croci di legno e l’erba rada. Tutto era pronto per il mio incontro con la storia.
Una piccola, indimenticabile, luccicante e meravigliosa storia.

PD