Tutto accade per caso, o quasi.

Molto di quello che produco, in termini artistici, fotografici o narrativi, avviene per puro caso.

Ed è stato un puro caso la mia folgorazione per i romanzi di Banana Yoshimoto (吉本ばなな), prolifica scrittrice giapponese, i cui romanzi sono stati capaci di fulminarmi con la velocità del fulmicotone. Al netto della critica letteraria che spesso ha bersagliato l’autrice di Tokyo, posso testimoniare senza timore alcuno di essere stato così coinvolto nella sua scrittura rapida, snella e fluente da aver terminato Kitchen in un giorno e mezzo e Tokage (Lucertola) in un paio d’ore, non di più. Una magia indiscutibile.

Tutto accade per caso, e questa folgorazione non è da meno. Ho trovato i libri di Banana (si, lo so, è un nome estremamente buffo) riposti ordinatamente nello spazio di book sharing del mio bar preferito e non ho resistito. Galeotta è stata la copertina di Lucertola del volume economico della Feltrinelli: una composizione dal sapore “istantaneo” che mi ha catturato ancor prima di poter prendere il libro in mano.

La copertina di Kitchen, arrivata ai miei occhi pochi istanti dopo, ha fatto il resto. Ecco quindi spiegato il mio omaggio fatto di getto, quasi senza pensare, alla talentuosa scrittrice che, come una calda brezza marina, è riuscita a dischiudere davanti ai miei occhi un mondo nuovo, inedito, lontano ed affascinante.

justBANANA#01a

Just BANANA #1A
Fuji Instax Square – Batch 2K03339
Ready-Made della copertina del volume “Kitchen” Universale Economica Feltrinelli
ISBN 99-07-81243-6
su supporto FABRIANO HOT PRESS SATINATO
25% cotone 200g/sqm
22,9 x 30,5 cm
2020 PEZZO UNICO a breve nello SHOP

justBANANA#01b

Just BANANA #1B
Fuji Instax Square – Batch 2K03339
Ready-Made della copertina del volume “Kitchen” Universale Economica Feltrinelli
ISBN 99-07-81243-6
su supporto FABRIANO HOT PRESS SATINATO
25% cotone 200g/sqm
22,9 x 30,5 cm
2020 PEZZO UNICO a breve nello SHOP

PD

In molti, ancora oggi, si sono detti ramaricati dal fatto di non essere riusciti, per svariate ragioni, ad avere il mio libro fotografico su Černobyl’. Mi sembrava giusto, ad un anno dall’esaurimento dei volumi, pubblicare le foto che nel libro sono contenute.

Ma non solo: il 26 aprile, giorno che resterà per sempre nella memoria collettiva del mondo,  sarà attivo un link sulla Homepage per il download gratuito del volume. Mi piacerebbe che chi decidesse di scaricare il libro con la mano destra, con la sinistra si adoperasse per fare una piccola donazione all’ASTRO o all’AGMEN, anche simbolica, anche di un solo euro appena. Una donazione che significherebbe sostegno, continuo, a due associazioni che si adoperano senza sosta nell’aiuto dei Bambini in difficoltà e delle loro famiglie; un modo, se volete vederla da questa prospettiva, per onorare la memoria di quanti hanno sacrificato tutto, fin anche il loro bene più prezioso, per la salvaguardia dell’intera umanità.

Grazie in anticipo.

 

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PD

Ti ricordi quando andavi a scuola? Chiudi gli occhi, prova a pensarci.

Ti ricordi alle elementari, quando verso la fine della quinta ti hanno comperato quel bel quaderno dal dorso plastificato, tutto colorato, magari chiuso da un lucchetto dorato, sul quale hai voluto farti fare un disegno con dedica da tutti i compagni e, perché no, anche dalle maestre?

Ti ricordi i diari delle medie e, sopratutto, quelli delle superiori? La Smemoranda era la regina indiscussa delle agende dei teenager delle generazioni X e Y e tutti noi, chi più chi meno, la passavamo in giro durante le lezioni per farcela firmare e dedicare da quanti più compagni possibile.

“Rendi la tua vita un’opera d’arte non si discosta molto da quelle antiche usanze, ne mantiene lo spirito ma ne differisce per lo scopo. Prima, l’agenda, era un contenitore eterogeneo di ricordi, una collezione di persone racchiuse in uno spazio definito – il diario – che risultava funzionale come sostegno allo spazio infinito – la tua memoria.

Rendi la tua vita un’opera d’arte è un progetto che è nato da una folgorazione, un colpo di testa, un fulmine a ciel sereno. Un progetto che resta un enorme contenitore, ma non più solo di persone o ricordi, ma di Arte, di bellezza, di inventiva e creatività.

Quasi tutto nasce per caso, nell’ordine caotico del mio taxi, e questo progetto non è da meno. Mentre sistemavo la mia nuova agenda, cercando di riportare meticolosamente tutti i dati importanti e le scadenze “sensibili”, mi sono accorto di quanto spazio libero – in termini di fogli non utilizzati o usati solo in minima parte – restava a disposizione a fine anno. Troppi, decisamente troppi i buchi: spazi vuoti privi di vita, di idee, di uno scopo. Da qui l’idea di mettere a disposizione agli artisti che conosco, non solo personalmente, e che stimo per il loro lavoro, una o più pagine della mia agenda affinché la possano impreziosire con la loro Arte. Fotografi, illustratori, disegnatori, tatoo artist, giornalisti, scrittori, musicisti, sportivi e chi più ne ha e più ne metta: tutti chiamati a rendere questa agenda un’opera unica ed irripetibile, viva e spumeggiante, in maniera da renderla riconoscibile e desiderabile per poterla mettere all’asta all’inizio del 2021. L’agenda sarà itinerante e verrà spedita laddove sarà richiesta, senza limiti, senza barriere né restrizioni.

Ma non solo: chi volesse contribuire a rendere l’opera ancora più unica lo può fare donando qualche pensiero, qualche “memorabilia” che possa impreziosire ancora di più quello che gli artisti hanno già reso unico con il loro contributo. Ogni idea può essere una buona idea, quindi proponi senza timori.

Tutto questo enorme progetto, come ormai da tradizione, per sostenere economicamente una realtà che lavora per aiutare i bambini ricoverati nell’ospedale Burlo Garofalo di Trieste e che verrà svelata ad inizio 2020. Tutto il ricavato di questo lavoro sarà devoluto in beneficenza.
Il progetto è già iniziato ed è aperto a tutti coloro che hanno voglia di realizzare un’opera nuova, a tutti coloro che hanno piacere di aiutare, con il proprio lavoro e il proprio sostegno, ad aiutare.

Fai la differenza, contribuisci anche TU a creare qualcosa di UNICO!

PD

Dove termina il mondo, il cielo e la terra convivono in un orgasmo di colori.
Dove termina il mio mondo, i venti sono talmente forti ed impetuosi da riuscire a ripulire persino l’anima più indecente.
Dove termina il mondo le onde sbattono talmente forte contro gli scogli da volare in alto, fino al limite del cielo, tanto da sentirsi, per un attimo soltanto, pioggia fresca d’estate.
Dove termina il mio mondo il Sole e la Luna sono fratelli lontani che non possono condividere lo stesso cielo e si parlano, tristemente, a colpi di luce.
Dove termina il mondo le colline sono alte e possenti, acuminate come punte di lancia, tozze e massicce come neri monoliti provenienti da mondi lontani.
Dove termina il mio mondo le Montagne sono i corpi dei Troll che si sono dati battaglia finché l’ultimo raggio di sole non li ha colpiti, regalandogli imperitura gloria.
Dove termina il mondo la neve ed il ghiaccio sono Padre e Madre severi ma gentili, opprimenti ma benevoli, composti ma selvaggi.
Dove termina il mio mondo, gli Dei forgiano notti d’inverno di un verde brillante; ponti sfavillanti ma eterei tra i Mondi che collidono.
Dove termina il mondo la solitudine può essere più rumorosa ed affollata di una  festa mondana o di una balera di periferia.

Dove termina il mio mondo ho dimenticato il mio cuore, tra un cumulo di pietre ed una piuma di corvo.

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Pålen – Melfjordbotn – Senja ©danielepeluso.com

Ancora oggi, dopo anni passati ad utilizzare ogni tipo di apparecchio fotografico scaturito dal fervido genio di Edwin Herbert Land, in molti mi chiedono il perché di una scelta fotografica così lontana dalla, presunta, qualità fotografica odierna e, altro punto piuttosto dolente, così costosa.
La fotografia istantanea, e la fotografia in generale per quanto mi riguarda, è sempre stata una amante severa che ha chiesto molto, in termini di tempo, investimenti e sacrifici, dando indietro sempre molto poco. Le soddisfazioni, perlopiù delle anonime auto celebrazioni oniriche, mi hanno comunque permesso di continuare a vivacchiare a margine di questo meraviglioso mondo fatto di luci ed ombre e di continuare ad imparare. Grazie alla fotografia ho imparato molto sul mondo che mi circonda ma anche su me stesso. E più di tutte le altre arti, la fotografia istantanea mi ha dato la possibilità di esprimermi senza filtri, senza bluff o scorciatoie tecnologiche, permettendomi di mettermi in gioco a trecentosessanta gradi. Senza filtri, senza scorciatoie.
Non è quindi una spinta al vintage, né una ricerca (sempre molto di moda) della originalità a tutti i costi. Le istantanee sono, per quanto mi riguarda, dei puri ed intonsi attimi di vita resi immortali attraverso due strati di plastica chiusi ermeticamente. Uno scrigno di colore contenete del tempo cristallizzato, immobile, immortale.
Queste sono le mie prime Polaroid, i miei primi tentativi di manipolazione che per me valgono più dell’oro.