«Float like a butterfly, sting like a bee.»

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Scrivo per te.

Parole conosciute, familiari.
Le dita scivolano veloci sui tasti dello schermo come in una danza senza musica né orchestra. La penna si inclina, docile, sulla ruvida superficie del foglio che raccoglie pensieri, sogni e la bramosia che mi si dipinge in volto quando il mio pensiero dirigo a te.

Scriverti è viverti, sentirti, ascoltarti.

Scriverti è il modo che mi è concesso per dirti parole che altrimenti non potrei, che non saprei come fare a dirti guardandoti negli occhi, per non esser sopraffatto dall’emozione di te.
E allora scrivo, lascio correre pensieri e respiri verso un punto lontano, etereo, verso una luce che mi riscalda e mi rincuora e vive nell’eterno spazio tra due respiri. Scrivo affinché le mie parole possano restare incise, con lettere di fuoco, dentro la tua anima che vive e risplende in quel posto tanto caro, quel posto tra il sonno e la veglia dove so che io ti amerò per sempre.
Ti scrivo perché l’emozione rompe la voce, taglia il fiato, annebbia la mente. Ti scrivo perché tu possa avere sempre tutte le risposte, anche quelle più celate e lontane, che il tuo cuore non ha il coraggio di fare. Perché ogni battito del mio cuore possa essere per te un richiamo forte e sicuro, un suono che ti conduce, dopo ogni viaggio, sulla strada di casa. Scriverti è dirti di tornare.

Torna sempre da me.

Scriverti è il mio modo per dire che domini i miei pensieri, che la tua voce riecheggia in ogni anfratto della mia anima come fosse una dolce melodia. Scriverti mitiga il dolore della tua assenza, placa i demoni, dipana le nebbie, allenta i gioghi che tentano di imprigionare la mia anima.
Scriverti è un modo per viverti, per respirarti, per sentirti parte di me così come lo sei.

Da sempre.

Scriverti è dirti che ti amo: ma perché limitarsi a solo due parole, quando hai dentro te un universo intero?

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Era figlia dei Dèi, ma ciò non gli importava e non si sentiva nemmeno addosso il peso della sua discendenza.
Era figlia degli Dèi, ma avrebbe potuto essere qualsiasi altra cosa.
Era nata nel cuore dell’Inverno in una giornata che tutti avrebbero ricordato, fino alla fine dei tempi, come una delle più fredde mai viste e di cui si aveva memoria.
Nacque tra i ghiacci sferzati da venti terribili; nacque forte e robusta, in una mattina limpida di sole, con dei meravigliosi e profondi occhi verdi.
Era figlia degli Dèi, ma crebbe come una ragazza qualsiasi.
Forte e vivace, refrattaria agli ordini e alla disciplina, preferiva la solitudine dei boschi alle feste ed ai giochi con gli altri ragazzi. Amava la solitudine di un cielo stellato, apparentemente immobile, in cui si perdeva viaggiando attraverso lo spazio ed il tempo, da sola.

Ed era felice.

Crescendo la giovane, pressata dagli impegni e dai doveri che sono richiesti alle persone del suo rango, iniziò ad abbandonarsi, sempre con una certa titubanza, al mondo e alla società che la circondava e, così sembrava, che tanto la desiderava.
Era sempre restia nel concedersi, anche solo per quattro chiacchiere con chicchessia: il più delle volte era fuggevole come un soffio di vento. Comprensibilmente, man mano che il tempo passava, nessuno cominciò a cercarla più.
Tornava quando poteva in mezzo ai boschi, ad ogni ora del giorno e della notte.
Preferiva l’oscurità ed il nero della notte perché, dalla cima di un’altura che iniziò ad ospitare i suoi volontari esili dalla mondanità, poteva vedere i nove mondi e scrutarne i cieli, pieni di stelle, luminosi esplosioni di vita nel cosmo.
Dalla sua piccola finestra sull’universo la fanciulla interagiva con tutti gli esseri viventi e, cosa più importante di tutte, parlava con sé stessa. Dal suo piccolo riparo sicuro, la giovane vagava con lo sguardo e con il pensiero attraverso i Mondi, preferendone però sempre Miðgarðr: il recinto degli uomini. Si affezionò agli esseri umani, così strani ma al tempo stesso così pieni di energia vitale, e decise di seguirne le sorti.
Dai suoi lunghi silenzi presero vita i suoi sogni e i suoi desideri.
La figlia degli Dèi dava vita alle proprie fantasie in questo angolo recondito dell’universo: con il fuoco Múspellsheimr disegnò in cielo ardenti sogni d’amore, anche se l’amore per lei era un mistero pressoché sconosciuto. Con i ghiacci di Jötunheimr creò nuove stelle che andarono ad aggiungersi a quelle che gli esseri umani potevano vedere normalmente nelle notti di cielo limpido. Dette loro una stella in più, nata dal purissimo ghiaccio della terra dei Giganti, capace di brillare sopra ogni altra: da allora gli uomini iniziarono a chiamarla Stella Polare, e da quel momento non c’è stata più notte in cui lo sguardo di navigatore o di innamorato non andasse a cercarla in mezzo alla moltitudine di stelle.

Il padre di tutti però iniziò ad essere contrariato e geloso: lui solo, infatti, era tenuto a conoscere tutto dei mondi ed averne il controllo. Il suo occhio non era più il solo capace di vedere tutto, e questo lo irritò parecchio. Ordinò alla giovane dagli occhi verdi di smettere di occuparsi del mondo degli uomini e di lasciare il piccolo spazio che aveva creato per sé in mezzo ai boschi.
La ragazza, distrutta dall’imposizione che gli era stata impartita dal Padre, tentò di farlo desistere, promettendogli di non interferire più con la vita di Miðgarðr, a patto che gli fosse permesso di posare lo sguardo su quella terra che tanto aveva imparato ad amare.
Il Padre degli Dèi capì che la ragazza, nata da stirpe divina, in realtà apparteneva al mondo degli uomini che, pur non sapendolo, aveva bisogno di lei e del suo amore.
Odino prese la ragazza e la tramutò in un vento, lieve e delicato, che fece soffiare sopra le teste degli uomini e che donò, come dono prezioso d’amore, agli abitanti della terra.
Decise di far soffiare il vento solo in Inverno però, per rendere omaggio alla nascita della fanciulla che non seppe restare lontana dalla sua terra d’adozione.
“Quando il vento soffierà”, disse il Terribile, “il cielo si dipingerà dei colori dei tuoi occhi, giovane Aurora. E non ci sarà essere vivente sulla terra che vedendoti, non sentirà il cuore esplodere di una incontenibile gioia. Va ora, e rischiara le notti più lunghe”.

Aurora - pelusodaniele

Da allora gli occhi di Aurora, innamorati e premurosi, continuano a risplendere nelle fredde e lunghe notti di inverno, disegnando nel cielo arabeschi smeraldo fatti di magia.
Fino  a Ragnarøkkr ed oltre…

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Ore 1:23:45

26 aprile 1986 – 26 aprile 2020

Il giorno che ha cambiato il corso della storia più dell’undici settembre, più di Fukushima e più del corona virus. Come annunciato mesi fa, metto gratuitamente a disposizione il mio libro per tutte quelle persone che non sono riuscite ad acquistarlo durante l’esposizione delle fotografie.

Per continuare ad aiutare le associazioni che hanno beneficiato delle donazioni, chiedo cortesemente a chiunque scarichi il mio volume di voler fare un’offerta, anche simbolica, all’AGMEN e all’ASTRO in maniera da continuare con la virtuosa filosofia del progetto.

Aiuta chi ha deciso di aiutare, e buona lettura.

«Il pensiero che faccio più spesso, quando porto qualcuno nella zona di esclusione o quando lo porto qui, in questo posto per bambini, è che spero che chi materialmente aveva giocato con questi giochi oggi sia una persona in salute e che abbia dimenticato. Ma non dimenticato la terra da dove proviene, ma solo le brutture che gli sono state inflitte dall’uomo.»

Per consultare il volume e poterlo scaricare, clicca sulla copertina sottostante, disegnata dall’artista triestina Marzia Postogna.

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Quando ti lascio, il mio mondo si ferma.

Resta tutto sospeso, immobile, impassibile, cristallizzato in uno spazio-tempo indefinibile dove solo io posso muovermi: io e i miei pensieri.
Quando ti guardo, prima di andarmene, mi riempio gli occhi di te affinché la tua immagine possa restare latente il più possibile dentro ai miei occhi.
Quegli occhi che restano stupefatti e trasognanti a guardarti, quando resti lì immobile a farti ammirare, a farti vivere a farti godere.
Quando ti vedo, penso già al momento in cui dovrò lasciarti, e vivo in un perenne struggente attimo che mi porterà, già lo so, alla nostra separazione. Ma la dolcezza del tempo passato assieme mitiga ogni dolore, ogni rimpianto, ogni malinconica nostalgia. Mi rendi vivo, come solo tu sai fare. Vivo come mai sono stato senza di te.
Ma è per questo che voglio viverti, pezzo per pezzo, attimo per attimo, fino l’ultimo respiro, fino l’ultimo sorso di vita. Voglio viverti perché sei parte della mia vita, una parte irrinunciabile e delicata, e ti amerò con tutto me stesso fino la fine dei miei giorni.
Quando non ci sei mi struggo di desiderio e malinconia; a saperti lontana, inarrivabile e così tremendamente bella, corpo e mente si perdono e sciolgono in eterei, interminabili sospiri.

tromso (1 of 1)

Amo tutto di te: ogni tua luce, ogni tuo suono, ogni tuo sprazzo di vita. Ogni tuo angolo nascosto conosco come il posto più vicino al mio cuore.
Ti amo e ti desidero e ti guardo con gli occhi del ragazzino innamorato che combatte contro lo stomaco in subbuglio, le mani sudate e il cuore in gola, invaso da migliaia di farfalle concentrate nello stomaco.
Sei parte di me, e io parte di te, e arriverà presto il giorno in cui non ti guarderò più scappare via, veloce sotto i miei piedi, su quell’asfalto congelato mentre i miei occhi si gonfiano di lacrime, di tristezza e cupa disperazione. Arriverà quel giorno in cui potrò amarti come voglio, come meriti, con la libertà genuina e folle di chi ti ama con tutto sé stesso.
Un amore irresponsabile e dolcissimo, un’anima nuda messa davanti ai tuoi occhi.
Arriverà quel giorno, mia piccola gemma nascosta tra le montagne e il mare, incastonata tra lo Fjellheisen e lo Store Blåmann, dentro il mare del sogno, nella luce sfavillante del per tutta la vita.
Arriverà quel giorno è sarà vita. Sarà per tutta la vita.

Æ elsker deg: for evig og alltid.

Il cerchio si sta per chiudere.

Troverete in questo post l’ultima parte delle fotografie contenute nel mio libro su Černobyl’.
È stato un viaggio incredibile, fantastico e pieno di magia. Un viaggio incominciato a Kiev, una mattina di aprile di qualche anno fa, che terminerà il suo naturale corso con la disponibilità al download digitale gratuito il prossimo 26 aprile a partire dalle 1:23:40.
Pubblico così le ultime fotografie con una dedica speciale: grazie a chi ha voluto così intensamente sapere, conoscere e scoprire. Grazie a chi ha voluto condividere con me questo viaggio e ne condividerà altri mille, tenendo salda la mano sulla maniglia della mia valigia. Che di strada ne abbiamo ancora tanta da percorrere.
Grazie a chi ha voluto fermamente questo libro e che avrebbe fatto di tutto per averlo, perché mi ha potuto dimostrare, al di là delle parole, l’attaccamento a me ed a quello che faccio.
E un grazie a tutti quelli che lo hanno comprato e lo hanno usato anche solo per livellare il tavolo del soggiorno: avete contribuito a rendere la vita dei bambini ospedalizzati un po’ meno grigia, grazie al vostro sostegno.
Grazie ancora, si grazie a te. Grazie di aver dipinto la mia anima con tutti i colori dell’arcobaleno.
Tieni il libro, rileggilo otto volte. E poi aiutami a scriverne di nuovi.
Grazie a tutti, grazie dal cuore di un troll: questo è stato solo un meraviglioso inizio…

Daniele

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Una dedica ad una donna.
Una dedica a tutte le donne.
Alle donne che si impegnano, alle donne che studiano e che evolvono, alle donne che danno il meglio di loro stesse per raggiungere obiettivi sempre più ambiziosi.
Alle donne che sognano, alle donne che sperano, che non si arrendono, alle donne che amano, alle donne che non si fermano mai.
Alle donne che ispirano, che si fanno ispirare, alle donne che segnano la strada.
Alle donne che guardano avanti.

Nell’opera “A Maria”, il mio pensiero ad una donna di scienza. A Maria: una donna caparbia, testarda, fermamente convinta che il miglioramento sociale doveva passare attraverso il miglioramento di ogni singolo individuo. Una donna che aveva fatto del sapere un faro splendente e lo condivideva con chi ne aveva bisogno. Una donna che ha illuminato il mondo attraverso la fiaccola della conoscenza è ha indicato la strada a molti.
Dedicato a Maria Salomea Skłodowska.
Per il mondo, Marie Curie.

Sono fra coloro che pensano che la scienza abbia una grande bellezza. Uno studioso nel suo laboratorio non è solo un tecnico, è anche un bambino messo di fronte a fenomeni naturali che lo impressionano come una fiaba. Non dobbiamo lasciar credere che ogni progresso scientifico si riduca a dei meccanismi, a delle macchine, degli ingranaggi, che pure hanno anch’essi una loro bellezza. Io non credo che nel nostro mondo lo spirito d’avventura rischi di scomparire. Se vedo attorno a me qualcosa di vitale, è proprio questo spirito d’avventura che mi sembra impossibile da sradicare, e che ha molto in comune con la curiosità.

Maria

Mosaico di 9 Fuji Square Black Frame
Fuji Square SQ10 – Multiesposizione
Ready- Made 2020
©danielepeluso.com

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La mia Call for Artists “Rendi la Tua Vita un’Opera d’Arte” sosterrà la neonata associazione #iotifosveva.

Oggi 20 febbraio 2020 la nuova associazione è stata ufficialmete presentata dagli Amici Marta e Paolo a stampa ed istituzioni nella meravigliosa cornice del Savoia Excelsior Palace Hotel di Trieste. È quindi giunto il momento di rivelare i beneficiari della mia iniziativa artistica che cercherà, nel corso dei prossimi mesi, di raccogliere tutto il bene che l’Arte può esprimere per tramutatarlo in fattivo sostegno ad una causa che mi sta a cuore in maniera particolare.

Oggi, 20 febbraio, ricevo un particolare regalo di compleanno, potendo “svelare” publicamente di sostenere questa nuova realtà associativa nata dalla ferrea volontà dei genitori di Sveva che hanno lavorato senza sosta in questi ultimi mesi affinchè l’associazione che porta il nome della loro bambina vedesse la luce. Una associazione che lavorerà per supportare i bambini ricoverati presso il reparto Oncologico dell’Ospedale Infantile Burlo Garofolo di Trieste con un occhio di riguardo alla loro sfera emotiva, supportandoli in maniera da motivarli e sostenerli attivamente durante i momenti più duri della degenza e della terapia.

call2020

Devo personalmente molto a Sveva.
Ed è una cosa tra me e lei.

Sveva mi ha indicato la strada da percorrere con la mia fotografia, una strada che io non vedevo e che era lì, proprio dietro l’angolo, bastava saper dove – e come – guardare. La sua battaglia, la sua tenacia, il suo sorriso anche nei momenti più bui e dolorosi sono stati un esempio, non solo per il sottoscritto. Il suo coraggio e il suo attacamento alla vita non sono facili da descrivere a parole, quindi cercherò per una volta di essere meno prolisso e non mi perderò nei meandri della scrittura.

Mi limiterò a dire che Sveva è stata una bambina felice, e questo in fin dei conti è quello che davvero conta più di tutto. Cos’è l’Arte se non gioia di vivere in tutte le sue innumerevoli sfaccettature? L’Arte è vita, l’Arte è la sublimazione di quanto di bello l’essere umano è in grado di concepire ed è per questo che l’Arte è chiamata a sostenere chi vive in partricolari difficoltà.

In tanti si sono interessati a questa mia iniziativa; alcuni mi hanno contattato direttamente contribuendo in modo splendido alla causa. Molti artisti mi hanno già confermato la loro presenza, altri lo faranno a breve. Nella pagina del sito dedicata all’iniziativa la lista degli artisti verrà sempre aggiornata in tempo reale.

“Rendi la Tua Vita un’Opera d’Arte”, sarà una fantastica ed avvincente cavalcata che si concluderà con un’asta benefica che aiuterà che ha deciso di aiutare.

Credo non ci sia nulla di più genuinamente meraviglioso come questo.

Aiutami ad aiutare, diffondi questo messaggio.

IO TIFO SVEVA

…e lo farò per sempre!

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Tra tutti i Fumetti che giornalmente affollano le nostra edicole, Tex è sicuramente il più presente, conosciuto e longevo di tutti. Nato nel 1948 dall’idea di Gianluigi Bonelli e Galep, Tex è divenuto nel corso di settant’anni il simbolo indiscusso del made in Italy del fumetto, guadagnando di fatto l’immortalità grazie alle sterminate schiere di affezionati che continuano a seguirne le gesta.

Nel mio mosaico Fuji, l’omaggio al Ranger texano disegnato in una magnifica copertina da uno dei più grandi fumettisti che il nostro bel paese abbia visto mai: Claudio Villa.

Il whisky non cambia sapore a seconda della simpatia di chi lo offre. (Tex Willer)

Tex 700

Mosaico di 9 Fuji Square Black Frame
Fuji Square SQ10 – esposizione multipla
Ready- Made 2020
©danielepeluso.com

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Dopo i Metallica, spazio agli Slayer.

Ma io, chi sono?

Da dove vengo e, sopratutto, cosa ci faccio qui?

(Piccola analisi sulla fotografia live e sul perché io sia diventato un fotografo musicale.)

Sono diventato un fotografo musicale, ed ho praticato questo meraviglioso hobby per quasi una decade, solo ed esclusivamente per questo momento.

Se torno indietro nel tempo, se mi auto-analizzo, il passato si fa chiaro ai miei occhi stanchi.

Chi cazzo sono?

Da dove vengo?

Perché sono stato qui?

Andiamo con ordine.

Posto da me medesimo difronte ad una scelta, la fotografia e la musica contro lo sport, la scelta è caduta sulla musica. E ringrazio gli Dèi per aver guidato la mia mano, il mio occhio e il mio cuore, verso la vita da trincea nel Photo pit, coperto da pioggia, fango, sputi, gomme americane nei capelli, sole cocente e pessima birra a migliaia di euro.

Ho scelto la fotografia musicale per poter fotografare loro: gli Slayer. Questa è l’unica verità. E sono riuscito nel mio intento.

Alfa ed Omega del mio gusto musicale, paladini per decenni di quello che io ho sempre cercato nella musica, alfieri di un mondo che non esiste più.

Nella galleria sottostante, il mio commiato.

Dagli Slayer, dal sito che è stato per il sottoscritto un punto di riferimento imprescindibile e per cui posso ben dire di aver sputato sangue, da quella che fu la mia giovinezza. Non solo metaforicamente parlando.

Nelle immagini, pessime, raffazzonate ed approssimative di chi scatta con gli occhi invasi dalle lacrime si può leggere l’addio ad una delle mie ragioni di vita (musicali), ad una guida, ad un modo d’essere, ad una attitudine.

Dopo la morte di Jeff, mi ripromisi che quello sarebbe dovuto essere l’ultimo rendez-vous con il gruppo di Los Angeles, California.

Avrei potuto postare migliaia di foto migliori scattate alla band, queste però sono le più significative, quelle con più anima, quelle con più cuore.

A quest’ultime, allego il mio pensiero il giorno in cui venni a conoscenza della morte di Jeffrey John Hanneman, una fottuta mattina di maggio che mai scorderò. Brutta testa di cazzo, cosa mi hai combinato?

Rotto il giocattolo, finito il giro sulla giostra, il tempo di dirsi addio è arrivato da tempo.

Farò finta di non essere mai cambiato, di essere sempre quella mina vagante che si aggirava, sinistra, sotto quel palco.

Farò finta.

“Memories keep love alive
Memories will never die”

“Con la tua morte, caro Jeff, probabilmente si chiude definitivamente quel periodo della mia vita che più si lega alla gioventù. Quel tempo in cui tutto era possibile perché i limiti erano fatti esclusivamente per essere abbattuti. Una gioventù randagia fatta di musica, di birre calde bevute sulle spiagge, di concerti fangosi e di lividi.

Lividi ovunque.

Lividi che questa mattina riscopro nell’anima Jeff, e che scompariranno, lentamente, come fossero fantasmi di un tempo perduto. Ci si rende conto che la vita continua, felice, con i nuovi ritmi, i nuovi obiettivi, le nuove ambizioni. Continua anche in quella parte adolescenziale che continua a vivere, sempre, magari rinchiusa in un piccolo angolo di cuore e che esce, prepotentemente, quando si accendono gli ampli, quando la folla ruggisce, quando si spengono le luci e ci ritrova abbracciati, fratelli sconosciuti, sotto quel palco.

Gioventù perduta nel tempo e che non ha mai smesso di sognare. Gioventù di cui tu facevi parte, Jeff, ed ora che non ci sei più pian piano si dissolve nelle lacrime amare di chi ti ricorda. Con te le gioventù tramonta per far posto all’adulto che devo essere. Con la tua morte muore un gruppo che mi ha fatto compagnia, che mi accompagnato nelle crescita, che è stato la colonna sonora di un periodo fantastico. Il futuro che ho davanti, sono convinto, sarà altrettanto meraviglioso. Ma si è chiuso un capitolo importante, oggi 3 maggio, ed è forse giusto così. Potere della musica. Potere del legame che, indistintamente, ci unisce tutti dal primo all’ultimo. Ovunque tu sei ora, grazie.
Vaffanculo Jeff: “That life is unconditional and death is only the beggining! The pain will never end…”
Per Sempre Slayer.

Jeffrey John Hanneman. Oakland 31/01/64 – Los Angeles 02/05/13

Farò finta, sapendo bene di non riuscirci.

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Sono come una palla da Rugby: in continuo movimento, incapace di stare fermo, imprevedibile sul dove andrò a rimbalzare. Intanto rotolo, e rotolando produco energia.

Dopo il nuovo progetto “Rendi la tua vita un’opera d’arte” partito nemmeno un mese fa, e alle numerose iniziative fotografiche che mi vedono decisamente iperattivo, nasce questa mia nuova finestra sulla fotografia e, più in generale, sul mondo delle interazioni umane legate alle immagini.

Il mio nuovo progetto: “Percorso [Analogico] Fuori Controllo” nasce in maniera semplice. Queste sono le caratteristiche essenziali:

  • Tre macchine fotografiche usa e getta Kodak Funsever vengono date a tre persone diverse. Ogni persona ha a disposizione 2 fotografie da scattare, a proprio piacimento, seguendo il tema “PEOPLE”. L’unico vincolo è che le foto dovranno essere una in formato verticale, l’altra in formato orizzontale.
  • Scattate le fotografie la persona dovrà imballare con cura la propria macchina fotografica e spedirla via posta ad un’altra persona che continuerà così il percorso.
  • Chi riceverà la macchinetta dovra mandare una mail all’indirizzo pafcproject2020@gmail.com per comunicare le nuova posizione che sarà segnata sulla mappa nella pagina linkata in alto.
  • Dentro ogni pacco contentente la macchina fotografica ci sarà, per aiutare maggiormente chi la riceverà, un quaderno con le istruzioni che potrà essere personalizzato dagli autori ed un sacchetto nel quale ogni “fotografo” dovrà mettere qualche oggetto personale, di piccole dimensioni, che farà funzione di piccola “TimeBox”.  Un modo per potersi raccontare, usando il proprio linguaggio, a chi verrà dopo, e conseguentemente a tutti quelli che saranno coinvolti ad ogni titolo nel progetto.

Tutto il materiale dovrà essere spedito, una volta finita la pellicola, al mio indirizzo di casa che è stato riportato nelle istruzioni del quaderno. Alla fine del percorso, se tutto procederà senza intoppi, verrà organizzata una mostra fotografica accompagnata dagli oggetti che gli autori inseriranno nella sacca allegata.

Finita la mostra, negativi originali e tutti gli oggetti che saranno raccolti o impiegati durante questo percorso verranno inseriti in una vera Timebox, assieme al nome di tutti i partecipanti e sarà sotterrata in un posto segreto, a perenne ricordo di questa esperienza.

La prima macchina fotografica, la “Total Black” è in viaggio verso la Norvegia, e più esattamente verso Tromsø, quella che io reputo la mia seconda casa. La seconda macchina la Red Special”, sarà invece conseganta a mano nei prossimi giorni e partirà il suo viaggio anch’essa da Trieste. La terza “Deepest Green”, non so ancora che fine farà, ma qualche idea in merito me la sono già fatta.

Come una – magnifica – palla da Rugby ho iniziato a sbattere di qua e di la, senza una meta ma con un obiettivo ben preciso: rendere la vita degli altri migliore attraverso il linguaggio della fotografia. Non so dove andrò a finire, so solo che mi divertirò tantissimo, e voi con me.

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Tutto accade per caso, o quasi.

Molto di quello che produco, in termini artistici, fotografici o narrativi, avviene per puro caso.

Ed è stato un puro caso la mia folgorazione per i romanzi di Banana Yoshimoto (吉本ばなな), prolifica scrittrice giapponese, i cui romanzi sono stati capaci di fulminarmi con la velocità del fulmicotone. Al netto della critica letteraria che spesso ha bersagliato l’autrice di Tokyo, posso testimoniare senza timore alcuno di essere stato così coinvolto nella sua scrittura rapida, snella e fluente da aver terminato Kitchen in un giorno e mezzo e Tokage (Lucertola) in un paio d’ore, non di più. Una magia indiscutibile.

Tutto accade per caso, e questa folgorazione non è da meno. Ho trovato i libri di Banana (si, lo so, è un nome estremamente buffo) riposti ordinatamente nello spazio di book sharing del mio bar preferito e non ho resistito. Galeotta è stata la copertina di Lucertola del volume economico della Feltrinelli: una composizione dal sapore “istantaneo” che mi ha catturato ancor prima di poter prendere il libro in mano.

La copertina di Kitchen, arrivata ai miei occhi pochi istanti dopo, ha fatto il resto. Ecco quindi spiegato il mio omaggio fatto di getto, quasi senza pensare, alla talentuosa scrittrice che, come una calda brezza marina, è riuscita a dischiudere davanti ai miei occhi un mondo nuovo, inedito, lontano ed affascinante.

justBANANA#01a

Just BANANA #1A
Fuji Instax Square – Batch 2K03339
Ready-Made della copertina del volume “Kitchen” Universale Economica Feltrinelli
ISBN 99-07-81243-6
su supporto FABRIANO HOT PRESS SATINATO
25% cotone 200g/sqm
22,9 x 30,5 cm
2020 PEZZO UNICO a breve nello SHOP

justBANANA#01b

Just BANANA #1B
Fuji Instax Square – Batch 2K03339
Ready-Made della copertina del volume “Kitchen” Universale Economica Feltrinelli
ISBN 99-07-81243-6
su supporto FABRIANO HOT PRESS SATINATO
25% cotone 200g/sqm
22,9 x 30,5 cm
2020 PEZZO UNICO a breve nello SHOP

PD

In molti, ancora oggi, si sono detti ramaricati dal fatto di non essere riusciti, per svariate ragioni, ad avere il mio libro fotografico su Černobyl’. Mi sembrava giusto, ad un anno dall’esaurimento dei volumi, pubblicare le foto che nel libro sono contenute.

Ma non solo: il 26 aprile, giorno che resterà per sempre nella memoria collettiva del mondo,  sarà attivo un link sulla Homepage per il download gratuito del volume. Mi piacerebbe che chi decidesse di scaricare il libro con la mano destra, con la sinistra si adoperasse per fare una piccola donazione all’ASTRO o all’AGMEN, anche simbolica, anche di un solo euro appena. Una donazione che significherebbe sostegno, continuo, a due associazioni che si adoperano senza sosta nell’aiuto dei Bambini in difficoltà e delle loro famiglie; un modo, se volete vederla da questa prospettiva, per onorare la memoria di quanti hanno sacrificato tutto, fin anche il loro bene più prezioso, per la salvaguardia dell’intera umanità.

Grazie in anticipo.

 

chiusura_assegno_002

 

PD

Ti ricordi quando andavi a scuola? Chiudi gli occhi, prova a pensarci.

Ti ricordi alle elementari, quando verso la fine della quinta ti hanno comperato quel bel quaderno dal dorso plastificato, tutto colorato, magari chiuso da un lucchetto dorato, sul quale hai voluto farti fare un disegno con dedica da tutti i compagni e, perché no, anche dalle maestre?

Ti ricordi i diari delle medie e, sopratutto, quelli delle superiori? La Smemoranda era la regina indiscussa delle agende dei teenager delle generazioni X e Y e tutti noi, chi più chi meno, la passavamo in giro durante le lezioni per farcela firmare e dedicare da quanti più compagni possibile.

“Rendi la tua vita un’opera d’arte non si discosta molto da quelle antiche usanze, ne mantiene lo spirito ma ne differisce per lo scopo. Prima, l’agenda, era un contenitore eterogeneo di ricordi, una collezione di persone racchiuse in uno spazio definito – il diario – che risultava funzionale come sostegno allo spazio infinito – la tua memoria.

Rendi la tua vita un’opera d’arte è un progetto che è nato da una folgorazione, un colpo di testa, un fulmine a ciel sereno. Un progetto che resta un enorme contenitore, ma non più solo di persone o ricordi, ma di Arte, di bellezza, di inventiva e creatività.

Quasi tutto nasce per caso, nell’ordine caotico del mio taxi, e questo progetto non è da meno. Mentre sistemavo la mia nuova agenda, cercando di riportare meticolosamente tutti i dati importanti e le scadenze “sensibili”, mi sono accorto di quanto spazio libero – in termini di fogli non utilizzati o usati solo in minima parte – restava a disposizione a fine anno. Troppi, decisamente troppi i buchi: spazi vuoti privi di vita, di idee, di uno scopo. Da qui l’idea di mettere a disposizione agli artisti che conosco, non solo personalmente, e che stimo per il loro lavoro, una o più pagine della mia agenda affinché la possano impreziosire con la loro Arte. Fotografi, illustratori, disegnatori, tatoo artist, giornalisti, scrittori, musicisti, sportivi e chi più ne ha e più ne metta: tutti chiamati a rendere questa agenda un’opera unica ed irripetibile, viva e spumeggiante, in maniera da renderla riconoscibile e desiderabile per poterla mettere all’asta all’inizio del 2021. L’agenda sarà itinerante e verrà spedita laddove sarà richiesta, senza limiti, senza barriere né restrizioni.

Ma non solo: chi volesse contribuire a rendere l’opera ancora più unica lo può fare donando qualche pensiero, qualche “memorabilia” che possa impreziosire ancora di più quello che gli artisti hanno già reso unico con il loro contributo. Ogni idea può essere una buona idea, quindi proponi senza timori.

Tutto questo enorme progetto, come ormai da tradizione, per sostenere economicamente una realtà che lavora per aiutare i bambini ricoverati nell’ospedale Burlo Garofalo di Trieste e che verrà svelata ad inizio 2020. Tutto il ricavato di questo lavoro sarà devoluto in beneficenza.
Il progetto è già iniziato ed è aperto a tutti coloro che hanno voglia di realizzare un’opera nuova, a tutti coloro che hanno piacere di aiutare, con il proprio lavoro e il proprio sostegno, ad aiutare.

Fai la differenza, contribuisci anche TU a creare qualcosa di UNICO!

PD

Dove termina il mondo, il cielo e la terra convivono in un orgasmo di colori.
Dove termina il mio mondo, i venti sono talmente forti ed impetuosi da riuscire a ripulire persino l’anima più indecente.
Dove termina il mondo le onde sbattono talmente forte contro gli scogli da volare in alto, fino al limite del cielo, tanto da sentirsi, per un attimo soltanto, pioggia fresca d’estate.
Dove termina il mio mondo il Sole e la Luna sono fratelli lontani che non possono condividere lo stesso cielo e si parlano, tristemente, a colpi di luce.
Dove termina il mondo le colline sono alte e possenti, acuminate come punte di lancia, tozze e massicce come neri monoliti provenienti da mondi lontani.
Dove termina il mio mondo le Montagne sono i corpi dei Troll che si sono dati battaglia finché l’ultimo raggio di sole non li ha colpiti, regalandogli imperitura gloria.
Dove termina il mondo la neve ed il ghiaccio sono Padre e Madre severi ma gentili, opprimenti ma benevoli, composti ma selvaggi.
Dove termina il mio mondo, gli Dei forgiano notti d’inverno di un verde brillante; ponti sfavillanti ma eterei tra i Mondi che collidono.
Dove termina il mondo la solitudine può essere più rumorosa ed affollata di una  festa mondana o di una balera di periferia.

Dove termina il mio mondo ho dimenticato il mio cuore, tra un cumulo di pietre ed una piuma di corvo.

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Ancora oggi, dopo anni passati ad utilizzare ogni tipo di apparecchio fotografico scaturito dal fervido genio di Edwin Herbert Land, in molti mi chiedono il perché di una scelta fotografica così lontana dalla, presunta, qualità fotografica odierna e, altro punto piuttosto dolente, così costosa.
La fotografia istantanea, e la fotografia in generale per quanto mi riguarda, è sempre stata una amante severa che ha chiesto molto, in termini di tempo, investimenti e sacrifici, dando indietro sempre molto poco. Le soddisfazioni, perlopiù delle anonime auto celebrazioni oniriche, mi hanno comunque permesso di continuare a vivacchiare a margine di questo meraviglioso mondo fatto di luci ed ombre e di continuare ad imparare. Grazie alla fotografia ho imparato molto sul mondo che mi circonda ma anche su me stesso. E più di tutte le altre arti, la fotografia istantanea mi ha dato la possibilità di esprimermi senza filtri, senza bluff o scorciatoie tecnologiche, permettendomi di mettermi in gioco a trecentosessanta gradi. Senza filtri, senza scorciatoie.
Non è quindi una spinta al vintage, né una ricerca (sempre molto di moda) della originalità a tutti i costi. Le istantanee sono, per quanto mi riguarda, dei puri ed intonsi attimi di vita resi immortali attraverso due strati di plastica chiusi ermeticamente. Uno scrigno di colore contenete del tempo cristallizzato, immobile, immortale.
Queste sono le mie prime Polaroid, i miei primi tentativi di manipolazione che per me valgono più dell’oro.

 

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«Allora, sentimi bene… Sei pronto?»
«Boh, credo di si.»
«Credi di si, o ne sei sicuro? Guarda che non ho voglia di stronzate, non questa sera.»
«Tranquillo: ci sono, ci sono. Non preoccuparti, andrà tutto bene.»
«Andrà tutto bene? Davvero? E dall’alto di quale esperienza, dimmi, sei sicuro che andrà tutto bene, eh? Ascolta, fino ad oggi hai fotografato piccoli gruppi in piccoli club di provincia, lontano dagli occhi di chi conta davvero, e le tue foto se le sono filate davvero in pochi.»
«Si, me ne rendo conto.»

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«Ma che bravo. Te ne rendi persino conto, guarda te. Ed io che pensavo di avere a che fare con un coglione, pensa. Allora, sentimi bene: c’è la fila di fotografi con i controcoglioni qui fuori che aspettano solo una minima occasione per fottere te, la tua macchinetta da quattro soldi, il tuo obiettivo di seconda scelta e la tua rubiconda facciona con quei bei occhioni blu da cerbiatto.»
«Capisco, ma…»
«…ma, maaaa, ma proprio per un cazzo! Ascolta: perché mai dovrei mandarti sotto quel palco, in mezzo alla calca più infernale degli ultimi anni, a fotografare uno dei concerti più attesi dal popolo del Metal degli ultimi trent’anni? Eh? Dai, dimmelo! Dammi una sola motivazione che sia minimamente plausibile. Dai, ti ascolto.»
«Beh, in primis perché me lo sono meritato. Ho lavorato sodo per essere sotto quel palco e penso di essere la persona più adatta a stare in quel pit.»
«MA GUARDA CHE RAZZA DI CAZZONE MI SI PARA DAVANTI! SE LO MERITA, IL SIGNORINO!»
«Si, me lo merito. E non gridare perché tanto ti sento comunque. Poi ho fatto esperienza in questi mesi e sono arrivato qui pronto a fare di tutto per portare a casa un buon lavoro.»
«Ebbe! E si! Alla faccia dei fotografi veri che si sono fatti il culo per decenni per essere pronti per queste occasioni. Ha lavorato mesi, lui. Capirai…»
«Poi, per concludere, devo andare a fotografare i Metallica oggi, al Big 4 di Milano, perché in realtà tu non esisti. Sei il frutto della mia immaginazione e proprio mentre sto perdendo tempo con te è partito l’intro. È ora di svegliarsi e di darsi una mossa, cazzone…»

Le note di Morricone squarciarono l’aria sopra Milano. Mi risvegliai dal torpore mentre Tuco Benedicto Pacifico Juan María Ramírez era intento a correre a perdi fiato tra le tombe dalle scalcinate croci di legno e l’erba rada. Tutto era pronto per il mio incontro con la storia.
Una piccola, indimenticabile, luccicante e meravigliosa storia.

PD

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LA META È DAVVERO TANTO VICINA

La maratona iniziata nel mese di dicembre che ha dato vita al progetto Černobyl’ – 30 anni dopo è quasi giunta alla sua naturale conclusione. Vendute tutte le immagini in un’asta che dal Caffè San Marco si è protratta fin nelle viscere della mia pagina Facebook, siamo quasi arrivati all’esaurimento delle copie del libro la cui giacenza posso contare sulle dita di DUE mani.
Per quelli che non sono riusciti ad averlo ancora, premetto che è mi intenzione di non andare in ristampa, ma che comunque hanno il desiderio di supportare la causa che ho sposato, comunico la possibilità di supporto alle associazioni AGMEN-FVG e ASTRO Trieste, tramite i link sottostanti. Vi invito, se avrete piacere, con due semplicissimi click a mandare il vostro contributo a sostegno diretto a queste due fantastiche realtà, magari utilizzando nella causale di versamento l’Hastag #insiemesepol
Dimostriamo, una volta di più, che anche le azioni di una singola persona possono avere delle ripercussioni positive su chi ci sta attorno e sull’ambiente circostante.
Un grazie particolare, oltre che a tutti quelli che si sono adoperati per la buona riuscita di questa iniziativa, va all’Amico Walter Klinkon (si, ho dovuto fare copia/incolla) per il supporto e la vicinanza alla causa. Ma questo sarà oggetto dell’articolo conclusivo di questa magnifica esperienza.
Grazie a tutti.
A presto.

dona agmen

dona astro

#insiemesepol

#iotifosveva

PD