Tra tutti i Fumetti che giornalmente affollano le nostra edicole, Tex è sicuramente il più presente, conosciuto e longevo di tutti. Nato nel 1948 dall’idea di Gianluigi Bonelli e Galep, Tex è divenuto nel corso di settant’anni il simbolo indiscusso del made in Italy del fumetto, guadagnando di fatto l’immortalità grazie alle sterminate schiere di affezionati che continuano a seguirne le gesta.

Nel mio mosaico Fuji, l’omaggio al Ranger texano disegnato in una magnifica copertina da uno dei più grandi fumettisti che il nostro bel paese abbia visto mai: Claudio Villa.

Il whisky non cambia sapore a seconda della simpatia di chi lo offre. (Tex Willer)

Tex 700

Mosaico di 9 Fuji Square Black Frame
Fuji Square SQ10 – esposizione multipla
Ready- Made 2020
©danielepeluso.com

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Tutto accade per caso, o quasi.

Molto di quello che produco, in termini artistici, fotografici o narrativi, avviene per puro caso.

Ed è stato un puro caso la mia folgorazione per i romanzi di Banana Yoshimoto (吉本ばなな), prolifica scrittrice giapponese, i cui romanzi sono stati capaci di fulminarmi con la velocità del fulmicotone. Al netto della critica letteraria che spesso ha bersagliato l’autrice di Tokyo, posso testimoniare senza timore alcuno di essere stato così coinvolto nella sua scrittura rapida, snella e fluente da aver terminato Kitchen in un giorno e mezzo e Tokage (Lucertola) in un paio d’ore, non di più. Una magia indiscutibile.

Tutto accade per caso, e questa folgorazione non è da meno. Ho trovato i libri di Banana (si, lo so, è un nome estremamente buffo) riposti ordinatamente nello spazio di book sharing del mio bar preferito e non ho resistito. Galeotta è stata la copertina di Lucertola del volume economico della Feltrinelli: una composizione dal sapore “istantaneo” che mi ha catturato ancor prima di poter prendere il libro in mano.

La copertina di Kitchen, arrivata ai miei occhi pochi istanti dopo, ha fatto il resto. Ecco quindi spiegato il mio omaggio fatto di getto, quasi senza pensare, alla talentuosa scrittrice che, come una calda brezza marina, è riuscita a dischiudere davanti ai miei occhi un mondo nuovo, inedito, lontano ed affascinante.

justBANANA#01a

Just BANANA #1A
Fuji Instax Square – Batch 2K03339
Ready-Made della copertina del volume “Kitchen” Universale Economica Feltrinelli
ISBN 99-07-81243-6
su supporto FABRIANO HOT PRESS SATINATO
25% cotone 200g/sqm
22,9 x 30,5 cm
2020 PEZZO UNICO a breve nello SHOP

justBANANA#01b

Just BANANA #1B
Fuji Instax Square – Batch 2K03339
Ready-Made della copertina del volume “Kitchen” Universale Economica Feltrinelli
ISBN 99-07-81243-6
su supporto FABRIANO HOT PRESS SATINATO
25% cotone 200g/sqm
22,9 x 30,5 cm
2020 PEZZO UNICO a breve nello SHOP

PD

Ancora oggi, dopo anni passati ad utilizzare ogni tipo di apparecchio fotografico scaturito dal fervido genio di Edwin Herbert Land, in molti mi chiedono il perché di una scelta fotografica così lontana dalla, presunta, qualità fotografica odierna e, altro punto piuttosto dolente, così costosa.
La fotografia istantanea, e la fotografia in generale per quanto mi riguarda, è sempre stata una amante severa che ha chiesto molto, in termini di tempo, investimenti e sacrifici, dando indietro sempre molto poco. Le soddisfazioni, perlopiù delle anonime auto celebrazioni oniriche, mi hanno comunque permesso di continuare a vivacchiare a margine di questo meraviglioso mondo fatto di luci ed ombre e di continuare ad imparare. Grazie alla fotografia ho imparato molto sul mondo che mi circonda ma anche su me stesso. E più di tutte le altre arti, la fotografia istantanea mi ha dato la possibilità di esprimermi senza filtri, senza bluff o scorciatoie tecnologiche, permettendomi di mettermi in gioco a trecentosessanta gradi. Senza filtri, senza scorciatoie.
Non è quindi una spinta al vintage, né una ricerca (sempre molto di moda) della originalità a tutti i costi. Le istantanee sono, per quanto mi riguarda, dei puri ed intonsi attimi di vita resi immortali attraverso due strati di plastica chiusi ermeticamente. Uno scrigno di colore contenete del tempo cristallizzato, immobile, immortale.
Queste sono le mie prime Polaroid, i miei primi tentativi di manipolazione che per me valgono più dell’oro.

 

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In concomitanza con il Trieste Film Festival, conclusosi lo scorso gennaio con la premiazione dei film in concorso, si è svolta una “Call” per fotografi, professionisti e non, chiamati a ritrarre i protagonisti del festival. Mi si è presentata, tra capo e collo, la ghiotta occasione di implementare il mio lavoro di ritratto istantaneo sogni/anime includendo le fotografie raccolte al festival occasione che, ovviamente, non mi sono lasciato scappare…
Ho abbandonato, molto prima di scattare la prima fotografia, ogni velleità competitiva per dedicarmi totalmente alla creazione di un’opera unica per ogni soggetto utilizzando i ritratti istantanei fatti ai protagonisti del Festival, assieme alle cartoline promozionali che ho rivisitato in un Ready-Made istantaneo dedicato al Trieste Film Festival. Mi sono discostato, in fase di rielaborazione delle fotografie, dal progetto in corso sul ritratto introspettivo posato, per cercare di rendere gli scatti del festival triestino un lavoto unico in ogni sua parte.

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Per correttezza ho spedito tutto il materiale prodotto, in forma digitale, all’organizzazione del contest ringraziandoli sentitamente per la grossa occasione che mi hanno concesso. È stato davvero bello e gratificante vedere come tutti i personaggi ritratti nei giorni del festival si siano immediatamente interessati alla mia Leica Sofort stupiti, piacevolmente stupiti, del rifiorire della tecnica fotografica che Polaroid e il genio di Edwin Herbert Land resero celebri sopratutto dall’inizio degli anni settanta. La fotografia istantanea continua a riscuotere un vivo interesse, e questo è un bene. Si è sviluppato così un rapporto molto intimo, quasi magico, tra me e il soggetto ritratto fatto di una compiaciuta complicità frammista ad una spontanea curiosità, molto lontana dei ritratti rubati da lontano o dalle ingerenze dei fotografi da catena di montaggio del “si metta di lato/guardi l’obiettivo/si volti/si giri dall’altra parte/faccia un salto/ne faccia un altro/fai la riverenza/avanti un altro…”. I ritratti che ho avuto modo di catturare mi hanno regalato delle persone che si sono abbandonate totalmente al mio obiettivo con naturalezza, vero tratto essenziale a mio modo di vedere di un ritratto che sia quantomeno rappresentativo. Checché ne dica chicchessia.
Lunga vita al Trieste Film Festival quindi, e arrivederci alla prossima edizione!

L’immagine della cartoline promozionali del Festival, opportunamente manipolate, sono di: ISABELLE ADJANI, Berlin Wall, 1981 ©Dominique Issermann

Leica Sofort
FujiFilm Instax Mini Mono Chrome
INSTANT FILM
Ready-Made
COPIA UNICA – COLLEZIONE PRIVATA
©danielepeluso.com / Gennaio 2019

PD