Ti ricordi quando andavi a scuola? Chiudi gli occhi, prova a pensarci.

Ti ricordi alle elementari, quando verso la fine della quinta ti hanno comperato quel bel quaderno dal dorso plastificato, tutto colorato, magari chiuso da un lucchetto dorato, sul quale hai voluto farti fare un disegno con dedica da tutti i compagni e, perché no, anche dalle maestre?

Ti ricordi i diari delle medie e, sopratutto, quelli delle superiori? La Smemoranda era la regina indiscussa delle agende dei teenager delle generazioni X e Y e tutti noi, chi più chi meno, la passavamo in giro durante le lezioni per farcela firmare e dedicare da quanti più compagni possibile.

“Rendi la tua vita un’opera d’arte non si discosta molto da quelle antiche usanze, ne mantiene lo spirito ma ne differisce per lo scopo. Prima, l’agenda, era un contenitore eterogeneo di ricordi, una collezione di persone racchiuse in uno spazio definito – il diario – che risultava funzionale come sostegno allo spazio infinito – la tua memoria.

Rendi la tua vita un’opera d’arte è un progetto che è nato da una folgorazione, un colpo di testa, un fulmine a ciel sereno. Un progetto che resta un enorme contenitore, ma non più solo di persone o ricordi, ma di Arte, di bellezza, di inventiva e creatività.

Quasi tutto nasce per caso, nell’ordine caotico del mio taxi, e questo progetto non è da meno. Mentre sistemavo la mia nuova agenda, cercando di riportare meticolosamente tutti i dati importanti e le scadenze “sensibili”, mi sono accorto di quanto spazio libero – in termini di fogli non utilizzati o usati solo in minima parte – restava a disposizione a fine anno. Troppi, decisamente troppi i buchi: spazi vuoti privi di vita, di idee, di uno scopo. Da qui l’idea di mettere a disposizione agli artisti che conosco, non solo personalmente, e che stimo per il loro lavoro, una o più pagine della mia agenda affinché la possano impreziosire con la loro Arte. Fotografi, illustratori, disegnatori, tatoo artist, giornalisti, scrittori, musicisti, sportivi e chi più ne ha e più ne metta: tutti chiamati a rendere questa agenda un’opera unica ed irripetibile, viva e spumeggiante, in maniera da renderla riconoscibile e desiderabile per poterla mettere all’asta all’inizio del 2021. L’agenda sarà itinerante e verrà spedita laddove sarà richiesta, senza limiti, senza barriere né restrizioni.

Ma non solo: chi volesse contribuire a rendere l’opera ancora più unica lo può fare donando qualche pensiero, qualche “memorabilia” che possa impreziosire ancora di più quello che gli artisti hanno già reso unico con il loro contributo. Ogni idea può essere una buona idea, quindi proponi senza timori.

Tutto questo enorme progetto, come ormai da tradizione, per sostenere economicamente una realtà che lavora per aiutare i bambini ricoverati nell’ospedale Burlo Garofalo di Trieste e che verrà svelata ad inizio 2020. Tutto il ricavato di questo lavoro sarà devoluto in beneficenza.
Il progetto è già iniziato ed è aperto a tutti coloro che hanno voglia di realizzare un’opera nuova, a tutti coloro che hanno piacere di aiutare, con il proprio lavoro e il proprio sostegno, ad aiutare.

Fai la differenza, contribuisci anche TU a creare qualcosa di UNICO!

PD

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La fine di un anno è sempre un momento importante: progetti, bilanci, riflessioni, speranze e desideri si concentrano in un ultimo, misero frenetico mese che porta in sé un carico di aspettative difficili da gestire ai più. Proprio verso la fine di questo 2019 che mi ha visto piuttosto fermo e poco produttivo, è scaturita la sacra fiamma creativa che ha letteralmente divampato in me, rendendomi chiaro e ben definito il progetto a cui dedicarmi per tutto il 2020. Una fiamma capace di bruciare in una frazione di secondo tutte quelle maledette pagine bianche che bloccano istinti e pensieri, rendendoti un prigioniero inerme della tua stessa mente.

Ho trovato una nuova via artistica a cui dedicarmi, una strada che porterà alla creazione di un’opera d’arte unica, maestosa, irripetibile ed inimitabile, che servirà a fare nuova beneficenza ed aiutare altre persone in difficoltà.

Dopo il meraviglioso progetto su Černobyl’ che mi ha fatto conoscere realtà e persone davvero straordinarie, riparto in questa ultima parte dell’anno nella pianificazione di un progetto nuovo che spero possa bissare il successo della prima pubblicazione e che mi permetta di diffondere il germe dell’Arte come fosse una pandemia.

Fai della tua vita un’Opera d’Arte.

Buon Anno a tutti.

PD

«Allora tu… tu non vuoi credermi? Mi crederai, dottor Jones. Diventerai molto presto ancora più fanatico di noi.»

C’è stata una parte considerevole della mia infanzia in cui avrei voluto essere un archeologo. Sarà stato per la mia dedizione quasi totale per Harrison Ford e il suo iconico Indiana Jones, sarà dovuto all’amore per l’avventura e il mistero, non saprei. Stà di fatto che avrei tanto voluto voluto essere al fianco di Indy mentre Mola Ram tentava di strappargli il cuore dal petto a mani nude (anche se alle primissime visioni mi coprivo gli occhi per non guardare, così come me li tappavo ermeticamente quando il primo Terminator si faceva saltare un occhio facendolo cadere in un lercio lavandino di metallo), o mentre discendeva nel buio del Pozzo delle Anime. Avrei voluto essere così, sprezzante ed audace, e vorrei sfidare tutti i bambini cresciuti alla fine degli anni ottanta a dirmi ora, da adulti, se non avrebbero sacrificato il loro Masters of the Universe migliore (Skeletor ovviamente) per avere solo un briciolo del coraggio di Indiana.

Ahimè io, così tanto coraggioso, non lo sono mai stato. E posto che una delle pietre miliari del pensiero filosofico di Indy era che

“Per fare l’archeologo bisogna uscire di casa.”

fu chiaro fin da subito che il mio sogno era costretto a naufragare miseramente alle prime battute. A conti fatti, uno con la mia mole (già importante da bambino) avrebbe faticato non poco nell’avanzare in angusti anfratti, nelle gallerie sommerse più inaccessibili o tra umide paludi piene di ogni possibile pericolo. No way. Riposi inevitabilmente in un cassetto tutti i sogni di gloria, assieme a tutti gli altri sogni che solo la fervida mente di un bambino può osare di sognare. Tempo dopo il cassetto fu riaperto, in maniera del tutto fortuita, in occasione della mia mostra fotografica su Černobyl’. Nei discorsi che ebbi modo di fare, a vario titolo, con diverse persone coinvolte nel progetto, si insinuò in me l’idea, forse un po’ romanzata, del fotoamatore archeologo. Lo so, sembra una idea campata in aria, e in parte lo è. Ma il lavoro fatto tra le spettrali vie di Pryp”yat’, in mezzo a quei anonimi palazzoni grigi, nel nulla cosmico della civiltà umana, è stato paragonato (e non me ne vogliano gli studiosi veri) ad un lavoro di archeologia urbana. Chi segue i miei progetti fotografici senza perdere il senno, sa che mi occupo in prevalenza di temi tragici, scomodi, temi che un fotoamatore mediamente normale non tratterebbe nemmeno con le pinze. Černobyl’, la Croazia post-bellica o il Vajont, tanto per citare tre progetti in cui ho riversato tutto il mio interesse, non sono temi propriamente in voga tra gli amanti della fotografia hobbistica. Mi hanno etichettato come un “racconta disgrazie” per il solo fatto di interessarmi alle storie più tristi e sciagurate della storia moderna dell’uomo. In verità la mia è una passione verso l’uomo e verso la sua storia; una storia che è costellata di enormi successi, eventi brillanti ed imprese fantastiche, ma anche di sciagure planetarie o di bassezze infinite. Mi sono reso conto, senza sceglierlo, di riuscire più facilmente a raccontare quest’ultime sfaccettature della razza umana senza mitizzarle, né romanzarle più del lecito, ma provando a raccontarle per quello che sono nella speranza di non doverle rivivere mai più.

Prima della pubblicazione del volume su Černobyl’ e della relativa mostra fotografica, avevo già consegnato al mio fido correttore di orrerrori, la bozza di quello che doveva essere il mio primo libro fotografico: “Il paese dai Tetti di Stelle”. Per motivi solidaristici ho accantonato il libro in questione per dar vita all’inizativa sul disastro nucleare sovietico che si sta definitivamente chiudendo mentre scrivo, con la vendita dei pochi libri rimasti. Guardando avanti e con la meravigliosa esperienza avuta con la pubblicazione di questo volume, posso iniziare a progettare il futuro forte dell’esperienza maturata. Parte dei proventi del volume su Černobyl’ finanzieranno il nuovo volume su quella Croazia che ancora oggi rimene ferita e segnata nel profondo dalla guerra fratricida che insanguinò i Balcani nella tragica fine del secolo scorso. Sarà un libro duro, difficile, che racconterà dei viaggi in macchina con due fidati amici lungo le linee del fronte croato e nei luoghi maggiormente colpiti dalla follia bellica. E anche questo nuovo volume, ovviamente, continuerà a fare beneficenza. La strada è dunque segnata, non resta che percorrerla fino in fondo.

Spero di averti al mio fianco, ancora una volta…

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PD

Ho dovuto lasciar passare un po’ di tempo per riflettere, per smaltire la stanchezza e l’adrenalina accumulata in mesi di febbrili preparativi.
“Černobyl’ – 30 anni dopo” è stato un progetto che, durante l’asta finale, assieme ad un amico, ho voluto ribattezzare come “tornado d’anima”.
Il mio progetto fotografico, quello che all’inizio era una mia creatura piccola e storta, dalle gambe d’argilla e le spalle cadenti, è diventata con il passare dei mesi un monolite di marmo dagli arti solidi ed inscalfibili. E questo grazie al lavoro e alla dedizione di chi ha messo il suo personalissimo mattone nel mio piccolo insieme, spesso in silenzio, senza chiedere nulla in cambio. È per questo che ritengo il progetto che sta lentamente avviandosi verso la fine, un successo su tutti i fronti.
Ed è quindi giunta l’ora di dire GRAZIE.

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Grazie in Primis a Ingrid, Sandra, Sally, Titty e Fulvia che decisero di regalarmi il viaggio aereo fino a Kiev, in modo da poter realizzare questo progetto e in particolare grazie alla mia famiglia che sopporta di buon grado i miei viaggi, i miei progetti, le mie uscite fotografiche in giro per il mondo. Grazie a Marzia Postogna di Marziart illustration che ha saputo incanalare le mie idee confuse e sbilenche, dandomi una copertina meravigliosa e Diego di Bora.la che ha saputo dare vita ed ordine alle immagini e ai testi del volume/catalogo.
Grazie all’Amico Alessandro Sala per aver accettato con entusiasmo di curare la prefazione del libro. È stato davvero un onore averti al mio fianco, parte integrante di questo progetto.
Grazie a Michela Scagnetti per la pazienza pressoché infinita nell’essere la curatrice della mostra ma anche dispensatrice di buoni consigli e di solide idee, anche quando le cose erano diventate fumose e difficili. Grazie a Emanuela Incarbone di NONiO – non solo fotografia per avermi messo a disposizione spazi, cornici, sicurezze e cuore e grazie all’Antico caffè San Marco per la cordiale disponibilità.
Grazie alle meravigliose ragazze di Officina Istantanea nelle persone di Alessandra Scagnetti, Chiara Candotti e la sorella Paola che non si sono letteralmente risparmiate nemmeno una goccia di sudore affinché tutto risultasse perfetto.
Grazie a Massimiliano Muner e Leonardo Zannier per aver condotto un’asta spettacolare prendendosi cura di ogni singolo dettaglio operativo e tramutandola in un successo – per me – inimmaginabile.

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Foto di Michela Scagnetti

Mi sono accorto che durante tutto lo svolgere di questo progetto, mi sono trovato varie volte a dire grazie, e tutte le volte è stato un grazie vero, sincero, che proveniva dal profondo del cuore. Sono stati grazie che hanno creato in tutte le persone che ho avuto modo di incontrare una vera e propria onda di energia positiva che si è concretizzata nella solidarietà che tutti hanno voluto dimostrare con i contributi destinati alle associazioni che ho deciso di sostenere.
Grazie a tutti quelli che hanno comprato il libro (ne sono rimasti davvero pochi) e che stanno ancora partecipando all’asta on-line sulla mia pagina Facebook.
Grazie a tutti, anche a quelli che mi sono dimenticato di citare.
Grazie a nome di tutti quelli che hanno messo cuore e cervello su questo progetto.
Ma no non finisce qui: sono già pronto a ricominciare a fotografare per dare vita a nuovi progetti, con un notevole bagaglio di esperienza in più e tanta voglia di trovare nuove sfide.

Dal vostro fotoamatore itinerante per oggi è tutto: buone feste!

Daniele

#iotifosveva

#insiemesepol

PD

LA MOSTRA FOTOGRAFICA

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Černobyl’ – 30 anni dopo non è solo un libro fotografico!

Il progetto, infatti, è molto più articolato ed è giunto il momento di rivelarne una sostanziosa parte.
Le fotografie che compongono il libro saranno infatti esposte nella prestigiosa location triestina dell’Antico Caffè San Marco di Trieste dal 10 al 16 dicembre 2018.
La mostra, curata da Michela Scagnetti e dall’insostituibile lavoro dell’Officina Istantanea, raccoglierà nel magnifico caffè triestino, ritrovo di artisti ed intellettuali come Saba, Svevo, Joyce e Magris, tutte le immagini istantanee raccolte nel volume che sarà distribuito a partire dal giorno stesso dell’inaugurazione.
Alla fine della mostra, DOMENICA 16 dicembre, l’appuntamento si rinnoverà per la vendita delle immagini esposte. Le fotografie saranno infatti vendute, in un’asta aperta a tutti, e il cui ricavato sarà interamente devoluto in beneficenza all’associazione A.G.M.E.N. di Trieste a all’associazione ASTRO, realtà operanti presso l’Ospedale Infantile Burlo Garofolo di Trieste.
L’appuntamento è fissato quindi per l’inaugurazione della mostra:

Lunedì 10 dicembre 2018 alle ore 18:30 in via Battisti 18 presso l’Antico Caffè San Marco

Ricordo che anche parte dei ricavati del volume/catalogo “Černobyl’ – 30 anni dopo” verranno devoluti in beneficenza assieme alle offerte che ognuno deciderà di fare. L’intero progetto è nato sull’onda del sostegno alla causa #iotifosveva e per dare un contributo tangibile a tutti quei bambini che combattono, assieme alla nostra piccola amica, una battaglia durissima per la loro vita assieme alle loro famiglie. È per questo motivo che ho scelto, assieme alle persone che si sono prodigate nella realizzazione di questa mostra, di donare il ricavato della vendita delle immagini a queste due associazioni: una maniera concreta di aiutare, sul campo, chi aiuta.

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