Trenta settembre

Un anno.

Il tempo è passato così, silenzioso, come il passo di un gatto guardingo su di una intarsiata libreria in mogano.
Un anno strano, difficile.

Ricordo ancora quel trenta settembre di un anno fa: non potrò dimenticarlo mai. Piansi ininterrottamente tutto il giorno. Come faccio adesso, mentre scrivo questa lettera aperta.
Non era mai successo prima d’allora e, a memoria, non successe più. Piansi talmente tanto da non riuscire quasi a lavorare. Avevo gli occhi gonfi e dolenti, le guance scavate dalle lacrime e un buco nero che premeva tiranno in mezzo al petto, fino ad arrivare nel profondo dell’anima.
Un anima nera, scura, impenetrabile come una notte senza luna. Un animo azzerato, scalzo; costretto a camminare a piedi nudi su un marmo gelido, liscio e tagliente come la lama di un rasoio.
Quel trenta settembre lacerò la mia anima, fece a pezzi spirito e corpo, mi distrusse pezzo per pezzo dall’interno.

Guardai dentro l’abisso, e l’abisso guardò dentro di me.

Un anno.

Un anno drammatico, un anno senza te.
Un anno che però ha voluto darmi numerose lezioni di vita, lezioni che, lo sai, devo a te. Mi hai voluto indicare la strada, facendomi guardare dentro, accettandomi per quello che sono e per quello che sono stato. Mi hai insegnato che, anche se flebile e apparentemente invisibile, la speranza ti attende sempre tra le pieghe del tempo. Mi hai insegnato a godere delle gioie che sono arrivate, inaspettate e dolci, e che hanno sconvolto la mia vita fin dalle fondamenta. Mi hai insegnato ad accettare che qualcuno potesse arrivare per decidere di rimettere assieme i pezzi, dando alla realtà nuova forma e nuovo colore, tenendomi salda la testa fuori dall’acqua mentre annaspavo, in un mare di lacrime. Mi hai insegnato che c’è sempre una via da percorre e che, spesso, la trovi nascosta nel buio, tra i rovi, negli anfratti che nessuno esplora mai. Perché le cose migliori della vita sono quelle più inacessibili, quelle che si conquistano lottando, scalando, impegnandosi giorno per giorno.

Sei stata il dolore più grande.
L’amore delicato.
La speranza tradita.
La guerra persa.
Sei stata un esempio di forza e coraggio.
Condannata ed essere bambina per sempre.

Un anno senza te, Salterina.
E per quanto ci si possa sforzare, la vita non sarà mai più la stessa.

Sveva.

37 Comments

  1. ricordo bene quel giorno, non potrei mai dimenticarlo, il 30 settembre è il compleanno di mio figlio (il più piccolo) ed entrambi i miei figli giocano a minibasket, viviamo vicini a trieste… mia moglie allena minibasket io alleno calcio, entrambi con i bambini… io collaboro con la società di basket per la gestione dei loro bambini… non ho parole adatte e credo nessuno le abbia, però in qualche modo quel giorno ha rafforzato l’impegno che riversiamo in quello che facciamo… e se non servirà mai ad alleviare il dolore e la tristezza però potrà sicuramente aumentare i momenti in cui per nostra enorme fortuna noi vediamo dei sorrisi nei loro occhi, sorrisi ed occhi che rendono molti di loro in qualche forma.. eterni…

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      1. Dietro l’angolo insomma…
        Un mio caro amico ha allenato per anni a Romans, il calcio, mentre il mondo del basket isontino lo conosco poco.
        Ma ho un debole particolare per chi insegna e tramanda lo sport (io alleno una squadra di minirugby), appena potrò ci faremo una birra…

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      2. si si, siamo molto vicini… ottima idea così mi spieghi qualcosa di questo sport che conosco pochissimo… magari quando capiti a fogliano redupuglia o a Monfalcone con il minirugby avvisami… 😉

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  2. La morte esiste da sempre, ma prima che qualcuno a noi caro muoia la guardiamo con un binocolo, poi quando il dolore ci stringe il petto pare di vederla con la lente d’ingrandimento. Coraggio, è dura è difficile, ma coraggio. Ciao, e grazie per esser passato da me, tornerò a leggerti.

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