Il Manifesto dell’Uomo Comune.

Tanti anni fa, probabilmente più di cinque anche se la memoria mi inganna, dopo un lungo viaggio con un uomo d’affari, scrissi quello che per alcuni amici fu il “manifesto dell’uomo comune”. Taluni derisero lo scritto, altri mi ringraziarono, fedeli tutti a quella libertà espressiva che ho sempre apprezzato. Perché lo scrissi? Forse per esorcizzare quell’uomo comune che, tanti anni addietro, cercava di insidiare anche me.

Sono uno comune.
Simile a molti, anche se sotto sotto mi ritengo unico perché fatto “a modo mio”.

Vivo con la testa perennemente china sullo schermo di un telefono nel quale, qualche volta, si riflette la mia immagine.
Spesso non mi riconosco nemmeno.
Leggo tutto in modo superficiale, mi informo e mi faccio un’opinione precisa, dalle radici profonde che pescano direttamente nel profondo del mio “Io”, che poi sento il dovere di condividere con gli altri. Anche se nessuno me lo chiede.

Comunico molto sui social: mi danno la soddisfazione di esistere; scrivo frasi banali con termini astrusi per darmi un tono, infarcisco foto e video con citazioni improbabili, testi di canzoni che non ho mai sentito e che non conosco, aforismi che estrapolo da contesti a me lontani senza capirne il senso.

Scrivo frasi lunghissime.

Ho diverse maschere che uso alla bisogna. Ho una maschera per la famiglia, una per le amanti, una per il mio capo ufficio – che trovo incompetente e raccomandato – una per i miei colleghi; ho talmente tante facce che non riconosco nemmeno più la mia, riflessa nello schermo di uno smartphone.

Vivo in perenne stato di agitazione mediatica: ho bisogno dell’approvazione di tutti e di essere costantemente rassicurato. Voglio pacche sulle spalle. Cerco l’aiuto degli amici a cui chiedo consiglio per tutto, fino a non essere più nemmeno capace di legarmi le stringhe delle scarpe per conto mio. Devo essere socialmente riconosciuto, altrimenti non esisto. Scompaio nel nulla.

Sono spavaldo e sbruffone ma di indole timida ed introversa. Se incontro la ragazza che mi piace in ascensore la sola cosa che penso di dirle è: “escile”. Mi sento un Adone, ma non saprei nemmeno come farla godere. Penso che il sesso sia quello dei porno e che le donne siano dei meri strumenti di piacere.

Partecipo a discussioni interminabili sugli argomenti più eterogenei. Ho una cultura sommaria fatta a spizzichi e bocconi. Non so un cazzo di niente ma ho una infarinatura su tutto. Mi atteggio, e come un camaleonte cerco di stare bene in ogni discorso.
Vorrei essere un riferimento: sono un insicuro e un perdente.
Ho perso nella vita, nell’amore e nelle relazioni con gli altri. Partecipo a discussioni e consiglio, seguo e sentenzio. Indico. Modero discorsi in cui scrivo e dico tantissimo, ma se trovo la ragazza che mi piace in ascensore le parlo dell’afa e dell’umidità.

Faccio voli pindarici con ali di cemento armato. Vorrei cambiare chi mi circonda ma non sono nemmeno in grado di cambiare me stesso.
Sono uno, nessuno e forse centomila milioni.

Penso sempre di dire cose interessanti e di alto spessore morale, riempio invece pagine e discorsi con parole scontate, frasi fatte e banali stupidaggini che scrivo impettito ed orgoglioso sulla tastiera touch del mio smarthphone che riflette sullo schermo l’ombra della mia immagine.

Che io non so più riconoscere.

45 Comments

  1. Buongiorno, buona domenica!
    Intenso ed emozionante, mi ha fatta riflettere molto su molti aspetti di me che rivedo nel tuo scritto, è bellissimo, complimenti per questo prezioso scritto!
    Grazie mille per la condivisione, adoro come scrivi riesci a fare immedesimare il lettore in ogni piccola parola e frase dall’intensità immensa! 😊

    Piace a 2 people

    1. Beh, vedi, questa era una riflessione indiretta su un tipo di uomo che – fortunatamente – non sono mai stato. Poi ognuno può rispecchiarsi in determinati comportamenti o sfumature, essendo questo un gran “calderone”. La persona che ha ispirato questo scritto però, di tratti caratterizzanti ne ha avuti parecchi…

      Piace a 1 persona

    1. Sì, condivido il tuo pensiero.
      Ho pescato nel peggio perché, spesso, il peggio sembra avere più “voglia” di mostrarsi rispetto al meglio. Ma sono sicuro che quest’ultimo sia qualitativamente e quantitativamente più rilevante del primo.

      "Mi piace"

      1. Si, è così. Ma credo che, come lessi nel blog di una grande scrittrice, la cosa importante è la dicotomia azione/reazione cioè tutto quello che mettiamo in campo, in termini di comportamenti, cambiamenti e via discorrendo, che mettiamo in atto per cambiare questa situazione…

        "Mi piace"

      2. La trovi con il nome di alemarcotti. È una delle mie due scrittrici preferite, oltre ad essere una persona fantastica. Ti consiglio le sue letture.
        Per quanto riguarda l’azione/reazione, credo che è il tempo a fare la differenza,.forse più della qualità della reazione stessa.

        Piace a 1 persona

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.