[Istantanea][Mente] – La Regina degli Insetti

[Istantanea][Mente] – La Regina degli Insetti

Era solo un Troll qualunque. Un troll come ce ne sono tanti in giro per i boschi di mezzo mondo.
Schivo, silenzioso, refrattario alle relazioni con i suoi simili, viveva in solitudine nel profondo di una foresta addormentata ai margini di un mare nero e burrascoso.
Solo qualche bambino ebbe modo di vederlo, saltare di roccia in roccia, in qualche mattina di primavera, quando le luci erano ancora leggere e non potevano penetrare nel buio della selva. Qualche bambino fortunato e  coraggioso, ma nulla più.

Capitò un giorno, più di trecento lustri fa, che una fata smarrì la via del ritorno da un viaggio lontano e si perse, immersa e sperduta, tra le lussureggianti fronde della verde foresta. Si perse, in una notte di buriana, mentre il mare schiumava la sua rabbia abbattendosi con schizzi gelati e venti terribili sulla martoriata costa.

La piccola fata trovò riparo nell’incavo di un vecchio rovere rinsecchito, e lì, sicura, passò la notte. Alle prime luci del giorno, i due si incontrarono sbattendosi letteralmente contro. Il troll era sveglio da tempo, intento a vagare per la foresta alla ricerca di funghi. Vide un piedino fare capolino tra i muschi e le felci e, spinto da una innata curiosità, decise di andare a vedere a chi esso appartenesse. Sbatterono l’uno contro l’altra senza nemmeno accorgersene, immersi in un verde tiranno, nella frescura silenziosa del mattino.

«Ciao, chi sei?» chiese il troll, rimasto a bocca aperta e mezzo instupidito per la bellezza mozzafiato della figura femminile che se ne stava rintanata nel tronco.
«Ciao», rispose lei. «Sono una fata, e mi sono persa a causa della tempesta.»
I due si misero faccia a faccia. Il troll non aveva mai visto un essere così bello e leggiadro e ne fu colpito fin dal primo sguardo. La fata, incuriosita da questa sagoma così strana e bizzarra, a prima vista malmostosa, restò rapita dagli occhi di quello strano figuro che le ricordavano tanto il mare in tempesta che l’aveva fatta perdere la sera prima. I due rimasero in silenzio a guardarsi per un tempo che, agli esseri umani, poteva valere una vita intera.
Fu lei a parlare.
«Sono una fata degli insetti», disse con una voce che al troll sembrò tanto un canto d’usignolo. «Mi sono persa in questa foresta, ma credo di essermi ritrovata quasi subito, pur perdendomi nuovamente nell’infinito profondo del tuo sguardo.»
Il troll era confuso, sorpreso, stranito e ammaliato dalla fata degli insetti. Mai prima d’ora il suo sguardo si era perso in due occhi così grandi e belli. Si era innamorato immediatamente di lei, in maniera irresponsabile e perduta.
«Sono felice che ti sia persa proprio qui piccola fata», sussurrò senza mai distogliere lo sguardo. «Credo che tu sia arrivata qui per restare.» Sorrisero.

I due fecero un passo in avanti.
Non fu cercato né concordato. Fecero un passo e si presero per mano. Quando si toccarono, il mondo tutto intorno cessò di ruotare, le stagioni finirono e fin anche il sole smise di splendere sulla foresta. Quando i due si toccarono, il cosmo esplose in una miriade di colori. Il nero fu illuminato da tutti i colori della natura e da quell’energia così potente e pura nacque una stella. Una stella che da quella notte vegliò sul troll e la sua fata, portata come per magia, in una notte di buriana.

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