Černobyl’ – 30 anni dopo | Il Download Gratuito

Ore 1:23:45

26 aprile 1986 – 26 aprile 2020

Il giorno che ha cambiato il corso della storia più dell’undici settembre, più di Fukushima e più del corona virus. Come annunciato mesi fa, metto gratuitamente a disposizione il mio libro per tutte quelle persone che non sono riuscite ad acquistarlo durante l’esposizione delle fotografie.

Per continuare ad aiutare le associazioni che hanno beneficiato delle donazioni, chiedo cortesemente a chiunque scarichi il mio volume di voler fare un’offerta, anche simbolica, all’AGMEN e all’ASTRO in maniera da continuare con la virtuosa filosofia del progetto.

Aiuta chi ha deciso di aiutare, e buona lettura.

«Il pensiero che faccio più spesso, quando porto qualcuno nella zona di esclusione o quando lo porto qui, in questo posto per bambini, è che spero che chi materialmente aveva giocato con questi giochi oggi sia una persona in salute e che abbia dimenticato. Ma non dimenticato la terra da dove proviene, ma solo le brutture che gli sono state inflitte dall’uomo.»

Per consultare il volume e poterlo scaricare, clicca sulla copertina sottostante, disegnata dall’artista triestina Marzia Postogna.

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21 Comments

  1. L’ha ripubblicato su Rebecca's Light Scrivee ha commentato:
    I fatti:
    Il disastro di Černobyl’ avvenne il 26 aprile 1986 alle ore 1:23:45 del mattino, presso la centrale nucleare V.I. Lenin, situata in Ucraina settentrionale, a 3 km dalla città di Pryp”jat’ e 18 km da quella di Černobyl’, 16 km a sud del confine con la Bielorussia.

    L’errore umano fu la causa, sia da parte del personale tecnico che dirigenziale.

    Una nuvola di materiale radioattivo fuoriuscì dal reattore e ricadde su vaste aree intorno alla centrale, contaminandole pesantemente e rendendo necessaria l’evacuazione e il reinsediamento in altre zone di circa 336 000 persone. Nubi radioattive raggiunsero anche l’Europa orientale, la Finlandia e la Scandinavia con livelli di contaminazione via via minori, toccando anche l’Italia, la Francia, la Germania, la Svizzera, l’Austria e i Balcani, fino a porzioni della costa orientale del Nord America.

    Chernobyl me lo ricordo bene.
    O meglio, vivendo in Italia, mi ricordo bene l’eco che la catastrofe dell’esplosione della centrale nucleare
    di Černobyl’, (a 16 km a sud del confine con la Bielorussia), fece nel mio paese e nel resto del mondo.

    A tutt’oggi è considerato il più grave incidente nucleare mai verificatosi in una centrale nucleare, (e uno dei due incidenti classificati come catastrofici insieme all’incidente avvenuto nella centrale di Fukushima nel marzo 2011).

    Ricordo con precisione ciò che avvenne quel giorno.
    Ero in 4 elementare, seduta ben composta al mio banco, in attesa che arrivasse la maestra. Era il 26 aprile 1986 andavo in una scuola pubblica della mia città, con una delle più severe maestre, forse la più severa, sicuramente la più temuta. Donna che ai tempi superava i 55 anni, con i capelli grigi quasi bianchi, altissima, resa ancora più alta dai suoi tacchi a spillo, indossati sotto un abbigliamento monacale. Era una donna molto sicura di sè, decisa, dal portamento austero e dotata di una grande cultura e da un altissimo senso civico.
    Ebbene, eravamo tutti seduti composti ai nostri banchi (eravamo 30 alunni disciplinati e, a ripensarci adesso, mi viene da insinuare che dovevamo essere stati selezionati al momento dell’iscrizione in prima, o semplicemente eravamo cavie da laboratorio sotto l’effetto di qualche medicinale, perchè davvero non volava una mosca e mai nessuno è tornato a casa piangendo a causa di qualcuno che lo avesse bullizzato o che gli avesse rubato la merenda; piuttosto sì, qualcuno rientrava a casa piangendo ma perchè la maestra lo aveva umiliato dandogli troppo addosso con la voce insistendo sull’importanza dell’igiene personale, o addirittura gli avesse dato un bel ceffone quando, interrogato, lasciava le mani nelle tasche del grembiule (e lo sanno tutti che non è buona educazione),
    o per qualche accento messo in più, o in meno, a seconda se la “è/e” fosse riferita al verbo o alla congiunzione.
    Ma erano altri tempi: erano i tempi in cui le famiglie si raccomandavano perchè “la Signora Maestra” svolgesse pienamente il ruolo conferitole. Detto in maniera esplicita, la si autorizzava ad Educare, oltre che ad Insegnare e per arrivare allo scopo, ogni mezzo le era concesso.
    Ebbene: quella maestra, sempre la prima ad arrivare in aula per dare a tutti il buon esempio, e sempre autoritaria, integerrima, autorevole ma di cui tutti avevano un timore reverenziale, quella mattina arrivò in ritardo, bianca in viso, visibilmente scossa e, ancor prima di iniziare le lezioni, ci fece il racconto di ciò che avvenne la notte a Chernobyl, una città dell’U.R.S.S.

    E così scoprimmo cosa significava “centrale nucleare”, quali fossero le conseguenze immediate del disastro e purtroppo quali sarebbero stati i gravissimi, inimmaginabili, disumani, sviluppi per lunghi anni a venire.

    Ci chiese di fare insieme una preghiera, a sostegno delle persone coinvolte e più direttamente colpite, e prima di recitarla, ci alzammo tutti in piedi per un minuto di raccoglimento come ci aveva insegnato.

    Poi ci disse di non aprire le finestre, di lavare meglio frutta e verdura, di avere più attenzione ai cibi che avremmo portato sulla tavola.
    Era un disastro di enormi proporzioni, negli anni si susseguirono immagini di animali nati con malformazioni gravi, ed avevo 12 anni quando i miei zii avviarono la procedura, ripetuta negli anni, di ospitare d’estate un bambino venuto dall’Unione Sovietica.
    Opinione generale era che un mese trascorso al mare, con una sana alimentazione, potesse migliorare fortemente la salute delle popolazioni che più furono esposte alla contaminazione a causa della fuoriuscita del materiale radioattivo.

    Vi segnalo uno splendido progetto artistico, supportato da tanto cuore e generosità, proposto da un fotografo triestino che molti di voi già conoscono: Daniele Peluso, in collaborazione con Marzia Postogna.

    Posted In: Černobyl’ – 30 anni dopo

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