Queen #2 | Io e Brian May

Il giorno in cui capii che avrei potuto farcela, che avrei potuto regolare i conti col destino era arrivata: finalmente era arrivato il momento di chiudere un cerchio aperto il 24 novembre del 1991. Il mio conto aperto con i Queen, dopo la morte di Freddie Mercury, poteva essere saldato in una calda sera di luglio nella piccola cittadina di Grado, in provincia di Gorizia.

La Diga Nazario Sauro era stata scelta come luogo del mio rendez-vous con Brian May, inconsapevole (nello specifico) co-fondatore dei Queen, band che ho amato in gioventù e che, più o meno giustamente, ho reputato finita alla morte del carismatico cantante. Il “Born Free Tour”, spettacolo in cui il musicista britannico fu accompagnato dalla splendida Kerry Ellis, sarebbe stato lo scenario più adatto per la conclusione di una rincorsa (emotiva) durata per più di due decadi. Ma non sarebbe stato facile.

Per la prima volta infatti, da quando ero entrato in pianta stabile nello staff di truemetal.it come fotografo, avrei dovuto partecipare ad un concerto senza l’aiuto di un photopass. Dovevo arrangiarmi alla bene e meglio visto che non mi bastava più solamente presenziare al concerto, ma volevo anche una foto da conservare nel mio album dei ricordi.

Grazie all’aiuto di due amici e alla cortese comprensione di due ragazzi della sicurezza, riuscii a portare con me la mia macchina fotografica e il teleobiettivo che mi sarebbe servito per catturare i momenti salienti del concerto anche da distanze ragguardevoli.

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Le lancette dell’orologio, sulla diga di Grado, in una mite sera d’estate si fermarono, per concermi il lusso di tornare indietro nel tempo. Non ero io ad assistere alla magia indotta agli astanti delle dolci note provenienti dal palco; non ero l’Io adulto sotto il palco, quello con famiglia, figli, rate, preoccupazioni: non ero io. Con un occhio chiuso ed uno aperto, dietro quella macchina fotografica a cui si appannava l’oculare mentre la Red Special colpiva con fendenti forti come il marmo ci stava un adolescente piuttosto emozionato. Il clamore del trionfo era dolce e roboante come le note, oramai entrate nel DNA, di “Tie Your Mother Down” o “Crazy Little Thing Called Love” o dell’iconica “No-One but You (Only the Good Die Young)” una delle canzoni più belle e significative quest’ultima, scritta per ricordare la vita e il lavoro di un gigante della musica.

Lacrime ovunque: lacrime dai più vecchi visi in platea solcati dalle rughe, lacrime dai più sprezzanti relitti da bancone accorsi per un po’ di rock, lacrime dai più giovani fans accorsi per vedere un mito in carne e chitarra, lacrime da tutti.

A raccontarlo non ci si crede.

Davanti quel palco, tra i tanti, c’era un adolescente, amante della musica, con gusti variegati ed incatalogabili, con un cuore ingestibile ed uno spirito inquieto. Un adolescente divenuto uomo incredulo nel vedere così tanti occhi luccicanti tutt’intorno a se.

Per qualche ora il tempo si fermò, così come il respiro di quell’adolescente che ricordava esattamente il giorno in cui un eroe di gioventù lasciò questo mondo.

Quello che rimase in me dopo quella serata, è un ricordo prezioso che conserverò stretto e che con le parole faccio fatica ad esprimere. Quello che rimane di quella serata e che posso condividere con il mondo è questa galleria fotografica. Forse non sarà perfetta, me ne rendo conto, ma il più delle volte le lacrime annebbiano la vista. E in fotografia, una vista annebbiata, è un handicap difficile da colmare.

We’ll remember
Forever…

PD

22 risposte a "Queen #2 | Io e Brian May"

  1. Daniele Peluso 21 gennaio 2019 / 13:12

    Una amore che, a pensarci bene, non è mai trasceso né si è affievolito. Ha aspettato. Pazientemente. 🙂

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  2. Paola C. 21 gennaio 2019 / 22:18

    Grandissmo Brian May! Tre anni fa ha partecipato ad un evento serale al museo di Londra in cui lavoro ed io ero parte dello staff museale incaricato di fare in modo che tutto andasse liscio al suo talk. Quando, prima che gli ospiti arrivassero, mi si e’ presentato davanti con la mano tesa dicendo con un sorrisone “Hi, I’m Brian!” credevo di svenire. Non volevo lavarmi piu’ la mano!! 🙂 🙂 🙂

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    • Daniele Peluso 24 gennaio 2019 / 14:36

      Si ne sono conscio. Sopratutto ora, a molti anni di distanza, mi rendo conto di quale grande emozione mi ha procurato tutto quello che possiamo catalogare con il nome “Queen”.

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  3. marzia 5 febbraio 2019 / 15:05

    Passare da te e leggerti è stato emozionante..piansi quando dettero la notizia della morte di Freddie..

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  4. hullak 20 febbraio 2019 / 13:46

    Buongiorno Daniele
    ….​mi​ viene da dire…
    SPETTACOLO.​M. G.

    Piace a 1 persona

  5. violablues 7 marzo 2019 / 0:51

    Ho passato tante estati a Grado, che è nel mio cuore!
    Pensare a un concerto di Brian May (che adoro insieme a Freddie e ai Queen) in un posto così conosciuto e amato, è bello… Grazie! 🙂

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